GOMA (CONGO): LA FATICA DI RICOMINCIARE, LA CARITAS NON DIMENTICA LE VITTIME DEL VULCANO

L’eruzione del vulcano Nyiragongo, avvenuta il 17 gennaio scorso, ha distrutto completamente quattro quartieri e travolto o carbonizzato 45 scuole, un ospedale, cliniche e ambulatori, uffici pubblici, la cattedrale, strutture religiose, banche e stabilimenti. Essa ha, inoltre, provocato la morte di oltre 100 persone. Oggi il 20 per cento del territorio di Goma è ricoperto da un tappeto nero di lava (alto 3-4 metri) che non si è ancora raffreddato e sprigiona un acuto odore di zolfo. Gli sfollati sono in totale 120 mila, 30 mila dei quali sparsi fuori Goma, circa 8 mila in due campi ruandesi. Il ritorno alla normalità resta un miraggio lontano. Le agenzie Onu hanno promosso cinque centri di distribuzione degli aiuti. Tre di essi sono stati affidati alla Caritas diocesana che, tra l’altro, continua ad occuparsi dell’erogazione dei servizi sanitari, sociali e assistenziali di cui da anni si fa carico, con il sostegno di Caritas Internationalis. Una delle strutture più importanti della Caritas locale (l’Ufficio diocesano di attività mediche – Bdom) è stato arso dalla colata lavica: ospitava il magazzino dei medicinali e gli uffici che coordinavano 41 centri sanitari sparsi nella regione del Nord-Kivu, ovvero il 20 per cento della rete sanitaria locale. Caritas Italiana, che già finanziava parte dell’attività del Bdom, ha stanziato 30 mila euro per l’acquisto di scorte di una quindicina di farmaci essenziali, i danni però ammontano a 240 mila dollari. Caritas Internationalis ha lanciato alle Caritas nazionali un appello speciale per raccogliere 1 milione 800 mila dollari, da destinare all’emergenza e alla ricostruzione. Esaurita la spettacolare eruzione, Goma è di nuovo sparita dai radar del circuito mediatico. Ma i suoi abitanti non cessano di combattere una quotidiana battaglia per la sopravvivenza.