” “Si chiama “Progetto Marinella” e da quando è stato avviato due anni fa dalla Caritas di Treviso, ha accolto e seguito 37 ragazze uscite dalla strada. Di loro, 22 hanno concluso il programma, trovato casa e lavoro ed ora conducono una vita serena. E’ una delle tante iniziative promosse dalle Caritas diocesane in risposta al fenomeno della prostituzione, rilanciato oggi in occasione della Giornata delle Nazioni Unite per l’eliminazione della violenza contro le donne.
” “L’Osservatorio delle povertà della Caritas tarvisina ha pubblicato un proprio rapporto aggiornato sul fenomeno della prostituzione nel territorio diocesano dal quale emergono alcune novità rispetto agli anni passati: maggiore mobilità e diffidenza delle prostitute; il prevalere di una strategia repressiva; l’aumento della prostituzione negli appartamenti e nei locali. Si delinea così osserva la Caritas in una nota uno scenario che “non sembra favorire l’applicazione dell’articolo 18 del testo unico dell’immigrazione del 1998, che prevede l’assegnazione del permesso di soggiorno alle vittime della tratta che denunciano i propri sfruttatori. A questo si aggiungono tagli delle spese proprio su questo punto e sui progetti messi a punto a livello locale per favorire la liberazione delle schiave”. Con difficoltà, dunque, va avanti il progetto “Marinella” che se da un lato “ha dato supporto psico-fisico, relazionale e legale a molte ragazze”, dall’altro ha riscontrato che “non sempre facile è il rapporto con le altre istituzioni”. L’Osservatorio della Caritas esprime una valutazione critica sulla proposta di riaprire le case chiuse. “L’attuale dibattito tra le forze politiche si legge nella nota sta portando l’attenzione su un falso binario che non affronta il problema nella sua complessità. Non crediamo che la soluzione prospettata da alcune amministrazioni comunali si possa trovare nella predisposizione di quartieri a luci rosse o nel riconoscimento del valore di valore alla prostituzione”.