” “”Un lavoro più capillare e strutturale, di coordinamento, tra le diocesi, l’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e il Servizio nazionale per il progetto culturale”. È questo l’auspicio di mons. Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto e presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali, al termine del Convegno Cei “Parabole mediatiche”, concluso questa mattina con l’Udienza del Papa. “Nel panorama dei media – afferma mons. Cacucci – esistono già tante iniziative, tante energie si profondono, ma alle volte, ci si dimentica di quegli elementi strutturali che creano la comunione nella Chiesa e che, nel campo delle comunicazioni sociali e della cultura, sono gli uffici diocesani. Ogni diocesi dovrebbe dotarsi di uffici della comunicazione e della cultura per un maggior raccordo con i Centri nazionali promossi dalla Conferenza episcopale italiana”. Per mons. Cacucci, “non è necessario che i cattolici ora pensino ad altri o nuovi strumenti di comunicazione. Proprio la dispersione crea talvolta un’impressione d’insignificanza. Il riferimento anche del Papa ad ‘Avvenire’ e alla sua forza innovativa, l’appassionato intervento di Dino Boffo, alla tavola rotonda che ha preceduto l’incontro con il Papa, denotano la necessità di una maggiore attenzione dei cattolici ai loro media, senza disperdersi; perché si può crescere insieme se si lavora insieme”. Mons. Cacucci fa anche un bilancio del Convegno: “È andato al di là di ogni attesa sia per gli stimoli ricevuti dagli interventi dei relatori sia per la partecipazione degli operatori della comunicazione sociale e della cultura, 1200 al convegno e circa 8 mila all’Udienza del Papa. Tale presenza è segno di un’attesa particolare, di una sensibilità rinnovata nell’ambito della Chiesa italiana. Ora occorre, però, continuare il nostro impegno educativo perché la conoscenza del linguaggio e dell’immagine tecnica dei media è ineludibile per non subire passivamente la comunicazione sociale”.