Una fede “critica, impavida e coraggiosa”, che sappia dire di no agli “irenismi facili” e alle “degenerazioni culturali del presente”. E’ quella auspicata dal card. Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, che ha aperto oggi, in Vaticano, la sessione finale del Convegno Cei “Parabole mediatiche”, culminata con l’incontro del Papa con gli operatori della comunicazione e della cultura, al quale hanno partecipato circa 8.000 persone. In Italia, ha detto Ratzinger, la fede cattolica è “in sostanza più fortemente operante che in altri Paesi occidentali”, ed “il Vangelo non parla in una cornice totalmente estranea”. “Da sempre”, ha aggiunto però il prefetto, “il cristianesimo é insidiato da elementi anticristiani”, ed oggi siamo di fronte ad una cultura “che si allontana in modo sempre crescente dal cristianesimo”: basti pensare, ha sottolineato Ratzinger, “alle minacce alla vita e agli attacchi alla famiglia fondata sul matrimonio, alla riduzione della fede a realtà soggettiva, alla secolarizzazione della coscienza pubblica, alla frammentazione e relativizzazione dell’éthos”. Di fronte alle “forme che si contrappongono alla cultura cristiana”, per il cardinale, “l’evangelizzazione non ha a che fare con un destinatario unitario, e deve esercitare un discernimento in una realtà contraddittoria, per trovare anche in essa vie che si aprono alla fede”. Il Vangelo, per Ratzinger, “è sempre un ‘taglio’: il lògos deve incidere le nostre culture”, attraverso un “processo di purificazione, maturazione e risanamento” che “richiede competenza, conoscenza, esperienza e pazienza”.