” “”Fare cultura nella verità e nella libertà è il modo più efficace con cui i cattolici possono contribuire alla crescita del nostro Paese”, ed è “dovere dei credenti vivere la fede in un modo profondamente incarnato nella storia e nella cultura del popolo italiano”. Lo ha detto il card. Camillo Ruini, presidente della Cei, aprendo oggi il Convegno “Parabole mediatiche”, in svolgimento a Roma fino al 9 novembre. “Non si serve il Paese vivendo la cittadinanza a prescindere dalla fede ha spiegato il cardinale ma piuttosto offrendo il proprio patrimonio di valori per la costruzione del bene comune. La storia dell’Italia testimonia quanto sia stato fecondo il contributo dei cattolici allo sviluppo della cultura, delle istituzioni e della vita civile”. Un contributo, questo, che per Ruini ancora oggi è “urgente e necessario”, soprattutto per il “problema culturale” (prima che legislativo) che sta dietro a “questioni di primaria importanza” che “toccano la vita, la tutela e la promozione della famiglia fondata sul matrimonio, l’educazione e la scuola, il lavoro e la solidarietà”. In questo contesto, per Ruini, si rivela decisiva la “questione antropologica” al centro della prossima Assemblea dei vescovi, in programma a Collevalenza dal 18 al 21 novembre – collegata a “tutta una gamma di scelte etiche, di comportamenti e stili di vita, e anche di concezioni e indirizzi sociali, economico e politici, giuridici e legislativi” che tendono sempre più a privilegiare “la sfera dei sentimenti immediati, degli interessi individuali e di una libertà sganciata dalla responsabilità”. Tutto ciò, anche per contrastare le “derive evidenti” della cultura e della comunicazione, tra cui “l’esasperazione di una razionalità tecnocratica e insieme di un irrazionalismo incontrollabile, di cui sono espressione anche alcune nuove forme di pseudoreligiosità; l’erosione della ricchezza simbolica del corpo e della sessualità; l’esercizio della volontà, applicata unicamente all’utile e al progresso materiale, che porta a scompensi nella persona e ad un senso di disperata solitudine”. I cattolici, secondo il presidente della Cei, possono inoltre contribuire “molto” al processo di costruzione dell’Europa, “aiutando a riscoprire la fecondità anche civile della fede e della tradizione cristiana e a superare atteggiamenti dimessi e rinunciatari, presenti talvolta anche all’interno delle Chiese”.
” “