” “La “telecittà” aumenta il “divario tra vedere e sapere”, e oggi non basta accendere la tv per “placare la coscienza” o capire perché avvengono le tragedie del mondo. Lo ha detto Zygmunt Bauman, docente di sociologia all’Università di Leeds, intervenendo al Convegno “Parabole mediatiche”, in svolgimento a Roma (fino al 9 novembre) per iniziativa della Cei. “Il 5% della popolazione mondiale può emettere il 40% degli agenti inquinanti del pianeta e utilizzare o sprecare la metà o più delle sue risorse, ricorrendo al ricatto militare ed economico per difendere con i denti e con le unghie il suo diritto a continuare a comportarsi così”. Sono alcuni dati citati da Bauman per sottolineare che “la nostra responsabilità si estende ora a tutta l’umanità”: il nostro, infatti, è un pianeta in cui “siamo tutti spettatori”, e nel quale “il divario tra cose fatte e cose da fare sembra aumentare invece che diminuire”. Oggi, “il numero di eventi e di situazioni di cui veniamo a conoscenza e che ci mettono nella posizione scomoda e riprovevole di spettatori aumenta di giorno in giorno”: la distanza tra noi e i poveri o le persone che soffrono, ad esempio, “è enorme, insuperabile, insormontabile per la nostra capacità di camminare o viaggiare o per gli strumenti che sappiamo maneggiare e far funzionare”; senza contare le immagini tragiche o violente che “appaiono nei nostri salotti con spaventosa regolarità” e che diventano subito dopo preda dell’oblio, per lasciare spazio ad altre immagini “non meno scioccanti”. “L’assorbimento di immagini può ostacolare piuttosto che suggerire e facilitare l’assimilazione del sapere”, ha denunciato il relatore, secondo il quale grazie alle immagini “non si sa nulla e non si parla delle cause” dei fenomeni teletrasmessi. “Un divario veramente abissale” si spalanca, quindi, “fra sapere ed agire”, anche perché la “qualità” dell’informazione è cambiata così radicalmente che “ciò che sappiamo e che veniamo a sapere non è solo una versione degli eventi”, ma si presenta come la “verità” stessa, che “possiamo accettare come vera, criticare e con un minimo sforzo cancellare dalla coscienza”.