AUSTRIA, MONS. KÜNG (PASTORALE DELLA FAMIGLIA): “UCCIDERE È SEMPRE IL CONTRARIO DI AMARE” (SIREUROPA)

” “”La richiesta di eutanasia è un segnale di allarme. Spesso la richiesta disperata di morte non è altro che una domanda di aiuto, di amore, di alleviamento del dolore”, ha dichiarato mons. Klaus Küng, responsabile della pastorale per la famiglia della conferenza episcopale austriaca, intervenuto il 1° novembre al convegno scientifico Van Swieten, svoltosi a Vienna. “Una società che uccide le persone con handicap, i malati, gli anziani e i morenti, è inumana”, ha affermato. Contro concetti come “autodeterminazione” e “libertà di scelta” a favore dell’eutanasia, Küng ha osservato: “Senza fede in Dio si soggiace alla tentazione di abbreviare o terminare l’esistenza quando prevalgono le esperienze dolorose”. Ribadendo che “solo con la fede in Dio e nella vita eterna, la vita può essere vista, dal suo inizio fino alla morte naturale, come possibilità di sviluppo, che integra anche il dolore”, il vescovo ha sottolineato che “assistere il suicidio non può essere mai un servizio d’amore”, poiché “uccidere è sempre in opposizione ad amare, e sarebbe un tipo sbagliato di compassione. Con la vera compassione aumentano le attenzioni”. Condannato anche “l’uso di “mezzi straordinari” per la conservazione della vita”, che la Chiesa non considera “un obbligo in ogni caso”. Secondo il vescovo, “grande importanza” va data piuttosto alla “medicina palliativa”, finalizzata a “rendere più sopportabile il dolore nello stadio finale della malattia” e ad “offrire ai pazienti un accompagnamento adeguatamente umano e – se credenti – religioso”. In tal modo, ha concluso, si potrebbe “contribuire non poco a far sì che i morenti, nella consapevolezza della morte prossima, possano ancora sistemare qualcosa, raggiungere la pace interiore, accomiatarsi da parenti ed amici e prepararsi all’incontro definitivo con Dio”.
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