” “”Avviare una riforma dei consultori familiari in modo che essi per composizione, funzione, controlli, manifestino la volontà dello Stato, anche quando rinuncia al divieto penale dell’aborto. Prevedere particolari forme di valorizzazione di volontariato a servizio della vita nascente mediante la collaborazione con i consultori e i presidi sanitari”. Sono alcune proposte concrete contenute nel V Rapporto al Parlamento del Movimento per la vita (Mpv), in cui si chiede anche “che l’educazione al rispetto del diritto alla vita fin dal concepimento trovi adeguato spazio nella scuola e nei mezzi di informazione” e che “siano stanziate somme adeguate da gestire sotto rigoroso controllo pubblico dai consultori e dalle strutture di volontariato a servizio della vita, affinché nessuna donna possa dire di essere stata costretta ad abortire per difficoltà economiche”. Oltre a quella dei Cav, Mpv cita esperienze come “Sos vita” (numero verde 8008.13000), che opera dal 1994 e che ha ricevuto 17.272 chiamate da 10.521 persone: donne in difficoltà (ma anche minorenni), con gravidanza difficile o orientate ad abortire: su 370 casi, “239 donne hanno partorito un bimbo e solo 69 hanno abortito”. C’è poi “Telefono rosso” (06.3050077), gestito dall’Istituto di clinica ostetrica e ginecologica dell’Università Cattolica, che in due anni si legge nel Rapporto – ha effettuato 7545 consulenze gratuite, delle quali “il 10% riguardava donne già indirizzate all’aborto perché consigliate da medici o da partenti”. Altra esperienza è “Progetto Gemma”; una “forma di adozione a distanza ravvicinata”, tramite la quale nell’arco di 8 anni “sono state adottate 6.553 madri con i loro bambini erogando la somma di 18.275.450 euro”: se la prospettiva dell’aborto ha cause economiche, spiega Mpv, “una famiglia o un gruppo si fa carico per 18 mesi di erogare alla madre 160 euro al mese”.
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