” “”Per un senso di responsabilità civile – dichiara Bruni in una intervista che verrà pubblicata sul prossimo Sir bisettimanale – bisogna entrare dentro il processo di globalizzazione, essere presenti in modo critico e propositivo e portare la nostra parola tra le altre. Certo ci sono dei rischi, potremmo diventare, senza volerlo, i cattolici ‘no global’, ma noi sappiamo di non essere così. Il primo a sporcarsi le mani con la storia è stato Gesù, quindi questa è una scommessa e una sfida che non si può non raccogliere. Saremo presenti anche nelle realtà dove si può portare anche una testimonianza. Se ci saranno le condizioni parteciperemo anche alla manifestazione finale insieme agli altri”. Bruni non teme eventuali polemiche, critiche o strumentalizzazioni: “Si sa che i mass media e i politici hanno bisogno di slogan. Ma questo non ci preoccupa. Noi abbiamo una nostra proposta da portare avanti come Chiesa. Non siamo contrari alla globalizzazione ma vogliamo governarla, darle un’anima. Non accettiamo l’immagine di un mercato cattivo e di buoni che dall’altra parte tappano i buchi. E’ il mercato stesso che deve diventare più umano e dare spazio anche alla reciprocità. La globalizzazione è un fatto, più che osteggiarla cerchiamo di portare una proposta concreta per renderla più a misura di persona”. Intanto l’arcidiocesi di Firenze ha messo in distribuzione in questi giorni una pubblicazione con interventi e documenti (tra cui quelli dell’arcivescovo Ennio Antonelli e il manifesto delle Sentinelle del mattino 2002) intitolato “Globalizzazione. Responsabilità dell’uomo contemporaneo”. “Il fatto che la diocesi in quanto tale non partecipi al meeting ha detto mons. Claudio Maniago, vicario generale non significa che non sia attenta all’evento”.
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