” “”Non si può pensare di vincere la paura con i richiami etici e le motivazioni politiche osserva don Momigli -, ma solamente contribuendo a creare un clima di serenità che dia sicurezza al cittadino”. Detto questo, don Momigli esorta la città a “dimostrare di essere capace di raccogliere la sfida che le sta davanti”, da affrontare “con il coraggio di scelte difficili, da assumere eventualmente anche in ‘corso d’opera’ se gli eventi lo richiederanno”: “Firenze deve sapersi porre nei confronti del Social Forum con una maturità degna della sua storia di città del mondo, anche se città di Guelfi e Ghibellini”.
” “Don Momigli ricorda inoltre che il Social Forum è “un mezzo, uno strumento, non l’obiettivo” per affrontare “importanti problematiche legate alla globalizzazione”. Il fatto che la diocesi “non utilizzi questa modalità”, precisa, “non significa che la Chiesa fiorentina non è interessata” a questi temi, “né tantomeno che non si schiera”. Al contrario – e cita le parole dell’arcivescovo mons. Antonelli all’incontro di “Sentinelle del mattino” del 21 settembre per una globalizzazione governata “prestando particolare attenzione alle popolazioni povere” – “ci rendiamo conto che lo schierarsi della Chiesa fiorentina è netto e preciso, senza però travalicare il proprio compito, che è quello di ‘educare le coscienze’ e lasciando ai laici cristiani il compito, che è loro proprio, di ‘inserirsi intimamente nel tessuto della società civile’, ossia di utilizzare gli strumenti che ritengono più coerenti ed efficaci”.
” “