MOSCA: V. KHRUL (CONFERENZA DEI VESCOVI CATTOLICI DELLA RUSSIA), “SIAMO ALL’OSCURO DI TUTTO”

” “”In questo momento ciò di cui abbiamo veramente bisogno sono i nomi delle vittime e i nomi di chi invece è vivo e sapere esattamente dove è ricoverato”. A parlare è Victor Khrul, direttore del centro di informazione della Conferenza dei vescovi cattolici della Russia che al Sir racconta come Mosca sta vivendo queste ore immediatamente successive al blitz nel teatro moscovita. Anche il direttore del centro informazioni testimonia che una moltitudine di parenti dei sopravvissuti sta facendo inutilmente la fila davanti agli ospedali dove però viene impedito di vedere i congiunti ed avere informazioni. “Si sta vivendo – ha aggiunto – un momento di profonda tristezza e dolore. Il problema più grande adesso è che molta gente fino a questo momento non sa dove sono i loro familiari ed amici, non sa addirittura se sono vivi o morti. E se sono vivi non sa in quale ospedale sono ricoverati”. Ma cosa si dice a Mosca del blitz al teatro? “Ho parlato con molte persone – risponde Khrul – ma durante le conversazioni non abbiamo potuto valutare le misure prese perché fino al momento attuale non abbiamo informazioni. Non sappiamo cosa esattamente sia successo dentro il teatro. Tutti particolari dell’evento sono stati coperti: non si sa come l’attacco è stato provocato e portato avanti. Siamo totalmente all’oscuro di ogni informazione. I particolari dell’operazione non sono accessibili alla gente. Ma in questo momento ciò di cui abbiamo veramente bisogno sono i nomi delle vittime, i nomi di chi invece è vivo e sapere dove è ricoverato”. La città sta seguendo la situazione con “grande vicinanza e solidarietà” con chi ha subito una grave perdita. “Si ha soprattutto paura – aggiunge – per la propria sicurezza. Negli asili, per esempio ai genitori non è permesso entrare, e questo succede anche nelle scuole. Nessuno più si sente al sicuro nei luoghi di vita quotidiana: anche perché nessuno può garantire che non succedano altri attacchi simili”. “Posso solo dire – conclude Krhul – che c’è gente cecena e gente russa che sta soffrendo per questa situazione, che è contraria alla guerra e sta facendo pressione su entrambe la parti per la fine del conflitto”.