” “”La chiusura o il ridimensionamento dello stabilimento della Fiat a Piedimonte S. Germano è un gravissimo danno perché, tra gli operai che vi lavorano e tutto l’indotto che ruota intorno alla fabbrica, sono migliaia le famiglie che saranno ridotte sul lastrico”. Ad affermarlo è mons. Luca Brandolini, vescovo di Sora-Aquino-Pontecorvo, diocesi nella quale si trova lo stabilimento della Fiat a rischio. “La nostra zona spiega il presule purtroppo è già molto depressa: soprattutto nell’area meridionale della diocesi, nel territorio di Aquino e Pontecorvo, ci sono diverse realtà aziendali, benché non dello spessore della Fiat, in difficoltà. Con questa nuova crisi temiamo che la disoccupazione raggiunga picchi molto alti”. “Come comunità ecclesiale continua il vescovo – manifestiamo, innanzitutto, la nostra solidarietà ai lavoratori”, ma c’è un altro male che s’insinua tra la gente e impensierisce il presule: “l’atteggiamento di indifferenza verso chi vive vicende dolorose”. “Urge dice mons. Brandolini educare ad una maggiore sensibilità verso la sofferenza degli altri, traducendo la solidarietà in azioni concrete. A livello diocesano, intendo potenziare, perciò, la Commissione per i problemi sociali ed il mondo del lavoro”. In diocesi funzionano anche due centri Caritas, uno a Pontecorvo e l’altro ad Aquino. È soprattutto il primo, significativamente chiamato “Porta aperta”, ad essere gravato ultimamente, racconta il presule, da un aumentato afflusso di persone che chiedono aiuto. “Siamo molto preoccupati ammette mons. Brandolini perché con la chiusura dello stabilimento della Fiat la situazione non potrà che peggiorare. Ho chiesto, perciò, a tutti di coinvolgere maggiormente le comunità parrocchiali ed i fedeli in generale nelle vicende dei lavoratori di questo territorio perché a tutti i livelli si prenda coscienza che, come cattolici, non possiamo rimanere alla finestra a guardare”.
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