MOSCA: NOTA SETTIMANALE

” “Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana – Ormai mancano le parole. Quei poveri corpi gassati degli ostaggi e dei loro aspiranti carnefici, quelle smorfie impietrite, esprimono il dolore lo stupore del mondo. Non resta che la preghiera, come ancora una volta ha ribadito il Papa, parlando del rosario: “Invochiamo oggi, in particolare, l’intercessione della Madonna così amata dal popolo Russo, che in questi ultimi giorni ha tanto sofferto. Mentre preghiamo per le vittime della recente penosa vicenda, chiediamo alla Vergine Santa che simili fatti non si ripetano più”. Forse, come osservano molti analisti, alla radicalità della sfida cecena, non si poteva dare che una risposta radicale, forse la millenaria storia della Russia esime da una rendicontazione delle scelte del potere all’opinione pubblica. Ma la vicenda di Mosca lascia tutti impietriti. Anche perché aggiunge un nuovo capitolo alla storia di orrore di questo terrorismo del ventunesimo secolo e nello stesso tempo ci avverte che la sfida rischia di essere portata sempre oltre. Si insinua insomma il rischio di una rincorsa senza ritorno tra la sfida cieca di un terrorismo senza volto che colpisce nelle pieghe della quotidianità globalizzata, cui si reagisce con una crescente militarizzazione delle società avanzate. Come si vede in tanti film, insomma. Ma le torri gemelle ci hanno avvertito che la follia omicida molto spesso incorre anche la fiction più ardita. Certo la guerra deve essere combattuta, anche questa guerra nuova contro un nemico che sfugge, si nasconde, si insinua. Ma la guerra rischia di impantanarsi, come dimostra il rincorrersi di attentati suicidi e repressioni sempre più dure nei Territori Occupati. Allora il Papa ci indica una possibile strada. Non si può restare prigionieri dell’orizzonte del terrorismo, così come non si può restare prigionieri di una spirale di militarizzazione: non sottovalutiamo il fattore ansiogeno delle immagini delle stragi che popolano ormai le televisioni del circuito globalizzato. Oltre la repressione, evidentemente necessaria, la sfida deve essere rilanciata sul terreno spirituale, culturale, morale. Non è forse un caso che siano questi gli ambiti in cui più incerti e titubanti sono i passi del sistema “globalizzato”. Ritornano le parole pronunciate dal Papa ad Assisi il 24 gennaio: “In nome di Dio ogni religione porti sulla terra Giustizia e Pace, Perdono e Vita, Amore”. Non che le religioni possano assicurare la felicità in terra, beninteso. Possono però rappresentare, proprio in questo momento storico così delicato sullo scacchiere planetario, una risorsa per l’umanità, un invito a guardare sopra, a guardare avanti, a sconfiggere e superare una sfida che occorre vincere in profondità.