” “”Luoghi di autentica sapienza cristiana, in cui ciascuno si impegna in prima persona ad operare una sintesi coerente tra la fede e la vita, tra i contenuti studiati e la vita pratica”: è l'”identikit” tracciata dal Papa per le università, dove docenti e studenti sono chiamati non solo “ad esercitare un’attenzione costante per interpretare i segni dei tempi” in relazione a Cristo, ma anche a “porsi in modo sempre più rinnovato al servizio dell’unità della Chiesa”. La “prospettiva dell’unità”, ha spiegato infatti il Papa, consiste in una “mirabile sintesi tra fede e vita, tra teologia e sapienza evangelica” che “si alimenta” di virtù come “umiltà, mansuetudine, pazienza, reciproca sopportazione dell’amore” ed è “tutta fondata sulla contemplazione del mistero e sulla sua traduzione nel comportamento concreto dei membri della comunità”. Nell’omelia, Giovanni Paolo II ha menzionato “due livelli di sapienza”: un primo livello, che consiste “nella capacità di cogliere nessi di causa-effetto nei fenomeni naturali”, ed un secondo livello, “più profondo”, dove “si colloca la capacità di giudicare il ‘tempo’ in cui si sviluppa la storia della salvezza, il tempo in cui Dio opera e attende la collaborazione dell’uomo”. La presenza di Cristo, “Verbo incarnato”, nella storia ha osservato il Papa “carica il tempo di una singolare qualità: lo rende ‘decisivo’, nel senso che in esso si decide il destino eterno di ogni singolo uomo e dell’intera umanità”. Per questo, ha concluso il Santo Padre, “al massimo dono di Dio corrisponde la massima responsabilità dell’uomo”.