AUDITEL: FNSI, “NO AD UN GIUDICE INAPPELLABILE” (2)

“L’Auditel rappresenta un monopolio strisciante sempre più invasivo”, dice Paolo Serventi Longhi, presidente della Fnsi (Federazione nazionale della stampa italiana), intervenendo alla presentazione della campagna “Basta con l’Auditel”. “Taglia e distorce tutto ciò che non è Rai o Mediaset, le televisioni locali e private, le tv satellitari digitali. E non misura il gradimento e la qualità dell’informazione”. Serventi Longhi lancia ai pubblicitari e alle aziende la proposta di “una moratoria”: “sei mesi senza Auditel, mantenendo le tariffe, per vedere cosa succede”. E nel frattempo, magari, frantumare il monopolio “di una società privata che svolge impropriamente un ruolo pubblico”, “trovare un altro mezzo di rilevazione degli ascolti” o – come suggerisce il giornalista Giulietto Chiesa – “un sistema plurale e concorrenziale di rilevazione”. A questo scopo le associazioni Megachip e Articolo 21 hanno preparato un appello e due spot – che andranno in onda su 30 emittenti locali, un consorzio che si chiama CONNA – per “la caccia al tesoro delle famiglie Auditel”, la “lista segreta” delle 5.075 famiglie che “valgono due miliardi all’anno e non lo sanno”. “Vogliamo trovarne almeno 400-500. In Italia sono loro a decidere cosa dovranno vedere in tv tutti gli altri”, spiega il giornalista Giulio Gargia autore dell’inchiesta “Gli ammutinati dell’Auditel”, che gli ha permesso di individuare 12 famiglie/campione della ‘lista segreta’. Le testimonianze sono raccolte in un video, nel quale l’autore racconta “come le ‘cavie’ dell’Auditel usano il Meter, il decoder che serve per rilevare gli ascolti. “Ma cosa succede davvero in quelle case, depositarie dei segreti dello share e dell’audience? Come funziona il Meter? E perché una sera d’estate 3 milioni e mezzo di persone hanno guardato il segnale orario per venti minuti?”. I risultati della sua inchiesta rivelano che “chi accende la tv poi non la guarda, spesso, a volte, o sempre”. Ed è questa la vera realtà su cui poi si vanno a proiettare numeri che, “solo per questo sono inattendibili”, “almeno per le gare sul filo del 2 o 3 per cento che condizionano le scelte dei responsabili dei programmi”. Accanto all’appello è pronta anche una petizione “perché sia l’Authority per le Telecomunicazioni – come previsto dalla legge 249 del 1997 – a fare gratis le rilevazioni dell’ascolto”.