AUDITEL: FNSI, “NO AD UN GIUDICE INAPPELLABILE”

“Meno Auditel per tutti significa meno tv deficiente, più attenzione alla qualità dei programmi, più trasparenza economica per chi investe in pubblicità. Alla fine, più pluralismo”. E’ questo il senso della campagna “Basta con l’Auditel” lanciata dalle associazioni Megachip e Articolo 21, presentata questa mattina a Roma presso la sede della Federazione nazionale della stampa italiana. “Oggi ci sono le prove per affermare che l’Auditel è un sistema bugiardo”, dice Roberta Gisotti, giornalista di Radio Vaticana, consulente di programmi Rai, autrice del libro “La favola dell’Auditel” e coordinatrice della campagna. “Da strumento di marketing, nato per dare un prezzo agli spot pubblicitari, l’Auditel è diventato giudice inappellabile. I suoi dati sono fuorvianti, inaffidabili, distorsivi ma hanno assunto la valenza di consenso”. Il campione Auditel è formato da una “lista segreta” di 5.075 famiglie che “disegnano la mappa dei consumatori in Italia”, ma che non servono per valutare “il vero ascolto televisivo, né il reale gradimento o le attese di visione”. Insomma, secondo Gisotti, è un “campione di consumatori e non di cittadini utenti”. “Basta il buon senso per capire l’infondatezza di una metodologia di rilevamento che presuppone la registrazione di ogni cambiamento avvenga davanti al video da parte dei componenti la famiglia, compresi i bambini dai 4 anni in su fino alle persone più anziane”. In effetti basta restare sintonizzati per 31 secondi su un canale per ritrovarsi il giorno dopo conteggiati negli ascolti di quel programma. “Questi campioni possono anche barare”, precisa Gisotti, “per superficialità, negligenza o anche per interessi personali”. Alle distorsioni del campione, alla macchinosità del rilevamento si aggiungono anche limiti tecnici. “I dati Auditel sono più affidabili sui grandi numeri, nelle ore di maggiore ascolto. Un emittente minore come La7 ha maturato errori di stima fino al 70% al mattino”. Inoltre c’è la questione delle televisioni locali “completamente tagliate fuori dal mercato pubblicitario”. (segue)