” “”Quello che sta accadendo a Mosca sembra un’impresa disperata che provocherà una forte reazione russa. Fatte le debite proporzioni questo attentato pare ricordare quello delle Torri gemelle di New York per le conseguenze che potrebbe provocare”. E’ il commento di Pier Antonio Graziani, esperto di politica internazionale, all’attacco portato, il 23 ottobre, da un commando di 40-50 guerriglieri ceceni ad un teatro nel centro di Mosca, prendendo in ostaggio almeno 550 persone di cui 62 stranieri. Un ostaggio donna, nel frattempo, è già stato ucciso. La richiesta del commando è una sola: il ritiro delle truppe russe dalla Cecenia. Un gesto che nasce dalla situazione in cui versa regione del Caucaso dove vivono “nazionalità trascurate a cui si aggiunge il fenomeno del terrorismo islamico”. Tuttavia per l’esperto non “non c’è, almeno direttamente, la regia di Bin Laden” mentre è “innegabile che nella vicenda entri l’indipendenza cecena. “La Cecenia dichiara Graziani in un’intervista pubblicata sul prossimo numero del Sir – reclama dalla Russia la sua indipendenza. Putin non si aspettava di trovarsi una bomba simile in casa e questo non potrà non influire sugli equilibri interni. La paura ora è quella di una reazione a catena nella regione”. Secondo Graziani “può esserci un filo comune che collega questo attacco agli attentati di Bali, del Kuwait, dello Yemen anche se questo ceceno si carica più di significati politici che religiosi”. “Finora conclude – i guerriglieri ceceni un risultato l’hanno raggiunto: riproporre all’attenzione del mondo la questione, colpevolmente ignorata, della loro indipendenza. La Cecenia così come la Palestina, tuttavia, ci dimostra che con la forza delle armi non si risolvono i problemi”.
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