POVERTÀ ED ESCLUSIONE SOCIALE: A FIRENZE NASCE UNA RETE EUROPEA PER SCONFIGGERLE (3)

” “”I rischi di vulnerabilità sociale ed anche di povertà sono divenuti più diffusi, coinvolgendo anche gruppi e figure sociali precedentemente ‘protetti'”; questo il dato presentato ai partecipanti alla seconda sessione dell’incontro internazionale ‘Luoghi e voci della povertà. L’impegno delle regioni europee per l’inclusione sociale’ in corso a Firenze, da Chiara Saraceno docente presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino, che ha aggiunto: “Per questo motivo, aumenta l’eterogeneità dei percorsi di coloro che sperimentano per un periodo più o meno lungo condizioni di povertà: disoccupazione di lungo periodo tra gli adulti, ritardi e difficoltà nell’entrare nel mercato del lavoro per i giovani, impoverimento di donne e bambini a causa degli effetti della divisione del lavoro in base al genere quando viene meno la stabilità del matrimonio”. “Chi si trova in povertà – ha proseguito Saraceno – non si trova sempre necessariamente in condizione di degrado ed esclusione. L’eterogeneità delle caratteristiche sfida sia le concezioni tradizionali di povertà e dei poveri, sia le politiche che non possono trattare tutti come se avessero le stesse risorse personali e di capitale sociale”. Ancora, ha messo in luce Saraceno, ” le stesse misure di sostegno a chi si trova in povertà possono avere un effetto di riproduzione della stessa, non perché producano dipendenza, ma per il modo in cui selezionano i propri beneficiari e per le regole che ne sono alla base”. Ne deriva che “le ‘lunghe carriere di povertà’ sono un effetto dall’intreccio tra circostanze biografiche e politiche di sostegno. Chi ha scarse qualifiche professionali, forti carichi familiari, una salute malandata, ha bisogno di più tempo per uscire dalla povertà, ma se incontra sulla propria strada sostegni poco generosi e fortemente vincolati non solo aumenta la possibilità di non farcela mai; può anche rischiare di peggiorare le proprie condizioni”.  “Nelle politiche sociali – le ha fatto eco Paul Galand, membro del Parlamento di Bruxelles-Capitale – i provvedimenti quantitativi sono insufficienti; bisogna anche riconoscere i processi in corso e i percorsi di vita: chi si impoverisce? Chi ne viene fuori? E come?”. Inoltre, ha proseguito Galand, “le azioni di inclusione sociale necessitano della partecipazione delle persone coinvolte e devono avere un senso per esse. La partecipazione rappresenta un processo collettivo che mira ad opporsi al senso di inferiorità per se stesso e il proprio gruppo e alla vergogna di essere povero”.
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