” “Sì ai “call center” sul disagio mentale gestiti dalle associazioni dei familiari dei pazienti, “a patto che non siano una delega delle istituzioni alle organizzazioni” e sì a nuove forme di prevenzione e sperimentazione sul disagio psichico nell’età evolutiva: la Caritas italiana approva alcune delle proposte contenute nella lettera che ieri il ministro della sanità Girolamo Sirchia ha inviato agli assessori alla sanità, per informarli sulle conclusioni del Comitato ristretto dell’Osservatorio nazionale per la tutela della salute mentale. “In questo momento di discussione della nuova proposta di legge sulla salute mentale – spiega don Giancarlo Perego, responsabile dell’area nazionale della Caritas italiana -, la lettera può servire a inquadrarne meglio i contenuti”. La Caritas di recente aveva infatti espresso osservazioni e perplessità sulla proposta di legge n. 174 sulla salute mentale, tesa a revisionare la legge 180. Nella lettera del ministro Sirchia, secondo don Perego, è anche “interessante l’ammissione che la legge 180 deve essere ancora realizzata e la sottolineatura sulla necessità di strutturare meglio il Dipartimento di salute mentale”. Oltre all’importanza di valorizzare i “Servizi di prossimità” e di organizzare meglio la prevenzione – “visto che molti disturbi psichici nascono nell’età evolutiva e servono sperimentazioni nuove” -, secondo don Perego altre “attenzioni giuste” sono “l’avvertenza contro l’uso indiscriminato del Tso (Trattamento sanitario obbligatorio) e contro i meccanismi perversi dell’informazione, che tendono a collegare il malato di mente con forme di violenza grave”. Don Perego lamenta però la mancanza di “un discorso educativo e culturale riguardo al reinserimento sociale di chi è uscito da una struttura di tipo psichiatrico”, che comprenda anche il “lavoro di integrazione tra il sociale e il sanitario”. La lettera, inoltre, “non fa cenno nemmeno cenno al problema degli ospedali psichiatrici giudiziari, che ospitano ancora 1200 malati”: per loro la Caritas auspica “la riqualificazione delle strutture e la preparazione del territorio che ospiterà chi esce da situazioni di reclusione di questo tipo”. In Italia sono circa 600mila i pazienti affetti da disturbi mentali gravi (in maggioranza schizofrenia). Secondo l’Istat più di due milioni di italiani soffrono di disturbi dell’umore, depressione, anoressia, bulimia, una tendenza in costante crescita. Ma alcune statistiche parlano addirittura di 10 milioni di persone.
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