RIMINI: DOPO IL BLITZ DEI CARABINIERI ALLA MENSA DEGLI IMMIGRATI LO “STUPORE, AMAREZZA E DISGUSTO” DELLA CARITAS

” “”Stupore, amarezza e disgusto” per il blitz dei carabinieri alla mensa di S. Antonio dei frati Cappuccini, a Rimini, di giovedì 17 ottobre: è quanto ha espresso, in un comunicato, il direttore della Caritas riminese, don Renzo Gradara. Una reazione che va ad aggiungersi a quella del vescovo di Rimini, mons. Mariano De Nicolò che aveva subito stigmatizzato l’operazione delle Forze dell’ordine. “Anche a mente fredda, il luogo e il modo dell’intervento continuano a suscitare stupore, amarezza e disgusto – scrive don Gradara -. Non si può utilizzare il momento del pasto offerto a persone affamate per farlo diventare occasione di fermo: continuo a ritenere non accettabile il passaggio dalla mensa di carità alla caserma”. “Prima dell’intervento – prosegue il direttore della Caritas – i Carabinieri avevano invitato tutte la testate giornalistiche e televisive della città perché fossero testimoni della cattura dei pericolosi criminali: donne dell’est, sbandati, straccioni. Finalmente una operazione ben riuscita da documentare”. Dinanzi a problemi quali “rifiuti ed escrementi nei giardini e nelle siepi” e “la presenza di persone che disturbano un normale accesso alla mensa”, si domanda il sacerdote “non sarebbe stato sufficiente qualche vespasiano e la presenza di una pattuglia per mezz’ora, anche a giorni alterni? Una soluzione meno clamorosa dal punto di vista giornalistico, ma sicuramente più efficace”. Purtroppo, “le parole del vescovo, di qualche giorno prima, sulla necessità di superare i disagi provocati dai poveri e dagli immigrati con spirito di solidarietà e di accoglienza, devono risultare incomprensibili”. “La mensa della Caritas – conclude – e quella dei Cappuccini sfamano persone bisognose, disinnescando, così, bombe sociali che esploderebbero in altro modo: è la solidarietà che risolve i problemi di ordine pubblico. La solidarietà e l’impegno sociale devono rispettare la legge, ma la legalità, senza solidarietà, può diventare autoritarismo”. ” ” ” ”