CARD. CASTRILLON HOYOS: “RISPOSTE CHIARE” CONTRO GLI ABUSI SESSUALI, MA ANCHE APERTURA ALLA “CONVERSIONE”

” “”Trovare formule che permettano, da una parte, di dare una risposta chiara e forte per evitare un delitto così grave”, ma nello stesso tempo “non andare contro i principi fondamentali della Chiesa”, che prevede anche la “conversione”, oltre alla “misericordia”, e “quando difende i diritti umani, difende i diritti umani di tutti, anche dei preti ‘sbagliati”. Sintetizza in questi termini il card. Dario Castrillon Hoyos, prefetto della Congregazione per il Clero, il lavoro che spetta alla Commissione mista Santa Sede-Usa, la cui istituzione è stata sollecitata oggi per “rivedere” le norme dettate dalla Chiesa americana in risposta agli episodi di abusi sessuali su minori che, nei mesi scorsi, hanno coinvolto anche esponenti del clero. Illustrando oggi ai giornalisti l’Istruzione elaborata dal suo dicastero su “Il presbitero, pastore e guida della comunità parrocchiale”, il cardinale si è soffermato sul “senso profondo della conversione, della misericordia” e del “diritto che una persona convertita ha ad una buona fama”: distinguendo tra i “casi comprovati” di pedofilia, che richiedono “una risposta forte” e sui quali “la legislazione della Chiesa è chiara”, e quelli di “accuse false o accusatori disonesti”, il prefetto ha sottolineato che “non è giusto che per un’accusa non provata si dia ad una persona una pena tale da rovinarla mentalmente, spiritualmente, economicamente, socialmente”. Anche per i preti che compiono abusi sessuali, inoltre, “è sempre possibile la conversione: molti santi sono stati canonizzati dopo aver avuto una vita che non era in accordo con la legge divina”, ha fatto notare Hoyos. “Il sacerdote è un uomo di Dio, scelto da Dio – ha osservato – ma è pur sempre un uomo e può, dolorosamente, sbagliarsi: ecco perché bisogna trovare tutti i mezzi per rafforzare la santità della famiglia, dei sacerdoti, e prendere tutte le precauzioni possibili di fronte alla constatazione, non nuova, delle debolezze umane”. A proposito del rapporto tra la legge dello Stato e quella della Chiesa, Hoyos ha ribadito che “la Chiesa non esclude la partecipazione debita dei laici nel verificare la ‘trasparenza’ del suo agire ma la fiducia che deve avere il ‘figlio’ sacerdote nei confronti del suo vescovo non può passare attraverso condizionamenti esterni posti dalla legge di uno Stato, di qualunque Stato si tratti”. �