IMMIGRAZIONE: CCEE, IN EUROPA 3 MILIONI DI TURCHI, LA DIFFICILE CONVIVENZA TRA TRADIZIONE E MODERNITÀ

” “Dei 3 milioni di immigrati turchi sparsi per l’Europa (nella sola Germania sono 2.100.000) ha parlato oggi Onal Sayin, docente all’università Ege di Izmir, nel corso del congresso dei vescovi delegati e direttori nazionali per la pastorale delle migrazioni organizzato dal Ccee su “Donne e famiglie nelle migrazioni” (Izmir, 9-14 ottobre). Una diaspora iniziata nel ’56 con la richiesta di “operai invitati” da parte delle industrie tedesche e legata alla grande disoccupazione e povertà presente soprattutto nelle zone orientali della Turchia. L’inversione di tendenza si è avuta dal ’74 in poi, con la crisi petrolifera, quando “il governo tedesco ha cercato di rimandare a casa i turchi. Ma solo una minoranza è tornata”. Per la Turchia, ha spiegato Sayin, “l’emigrazione ha avuto molti vantaggi: portava valuta forte nel paese e alleggeriva la pressione demografica. Da allora la politica del governo consiste nel lasciar partire chi vuole andare, senza controllo né orientamento. Però sono stati stipulati accordi con la Francia e la Germania”. Giunta ormai alla terza generazione, l’emigrazione turca si è trovata a dover fronteggiare diversi problemi, primo fra tutti “il confronto con una società europea che considera senza valori morali”. Da qui l’attaccamento alle proprie tradizioni, alla religione e alla cultura, strutturandosi in comunità poco dialoganti con la realtà esterna: “Oggi i turchi immigrati sono più turchi di quelli rimasti a casa”. Questa situazione, se da una parte ha dato sicurezze, dall’altra ha creato problemi, soprattutto con i più giovani, che considerano come patria il Paese che li ha accolti: “I matrimoni vengono decisi dal capofamiglia, che ha una autorità indiscussa e fa arrivare le spose dalla Turchia. I figli spesso non hanno scelta e si sposano controvoglia. I matrimoni misti con europei portano frequenti tensioni nei club familiari. Le relazioni con i figli non sono facili perché i turchi sono molto possessivi, l’educazione passa dall’indulgenza più estrema alla repressione più violenta”. Avviene così che molti giovani “rigettano i costumi dei genitori – ha spiegato lo studioso musulmano -, senza però riuscire ad inserirsi nella nuova cultura: difficile è l’accesso alle scuole superiori, molti vivono in strada e diventano delinquenti, contribuendo al deterioramento dell’immagine degli immigrati turchi in Europa”. Da qui l’avvertimento di Sayin: “Finora i Paesi europei hanno accolto bene gli immigrati ma non hanno saputo affrontare i problemi sociali. Se non vogliono avere degli emarginati devono prestare più attenzione alla terza generazione “.” “” ”