IMMIGRAZIONE: CHIESE EUROPEE, APERTO A IZMIR (TURCHIA) IL CONGRESSO CCEE SU “DONNE E FAMIGLIE MIGRANTI” (2)

” “”L’Europa ha bisogno di manodopera – ha osservato mons. Pelâtre ma non si è resa conto, inizialmente, di quanto l’immigrazione abbia prodotto nella società dei cambiamenti considerevoli: la prima generazione non si è integrata mentre la seconda e la terza hanno problemi di identità. La sfida riguarda le modalità per gestire questa presenza, rispettando la libertà di persone sradicate dai loro contesti e spaventati dal confronto con nuove culture. Bisognerà trovare un modo migliore per coabitare, perché la parola integrazione non è ben accettata dagli immigrati, che non vogliono diventare come chi li accoglie rinnegando la loro identità”. Da parte loro, come Chiese europee “dobbiamo praticare il Vangelo, che ci chiede di essere ospitali con lo straniero, accogliendo la loro cultura e i loro valori. Ma abbiamo anche un dovere di testimonianza dei nostri valori e della nostra cultura”. Secondo mons. Pelâtre “forse la Chiesa è stata troppo timida a livello di dialogo interreligioso”. In Turchia, dove i cattolici sono una minoranza (25-30.000) “è molto difficile, non c’è reciprocità. Siamo pochi e non siamo visibili. La società turca ci ignora perché non ci conosce. Le Chiese europee hanno dunque più responsabilità e opportunità di noi nel dialogo ma non se ne rendono conto. Attendiamo i frutti, anche per esserne avvantaggiati qui in Turchia”. A questo proposito oggi alle 14 una delegazione formata da mons. Pelâtre, mons. Bernardini e mons. Amédée Grab, vescovo di Coira e presidente del Ccee, si recherà in visita dal muftì di Izmir, il rappresentante della comunità islamica locale.” “” ” ” ”