QUARANT’ANNI DAL CONCILIO: “HA FATTO SÌ CHE I DUE POLMONI DELLA CHIESA RESPIRASSERO NUOVAMENTE INSIEME” (SIREUROPA)

” “”Il Vaticano II ha fatto sì che le due ‘sorelle’ o i due ‘polmoni’ respirassero nuovamente insieme”. Lo scrive Gheorghe Militaru, prete e teologo della chiesa ortodossa romena, nell’editoriale del numero di SirEuropa che uscirà domani con un ampio servizio dedicato ai 40 anni dell’inizio del Concilio Vaticano II. Militaru ricorda i frutti “ecumenici” del Concilio tra i quali spicca come “primo passo del dialogo fra le Chiese sorelle”, l’annullamento reciproco della scomunica per mano di Paolo VI e del patriarca Atenagora. “E’ oggi innegabile – aggiunge l’ortodosso – una certa crisi nel cammino ecumenico”. Ma non si deve parlare di “crollo” o peggio ancora di “via senza uscite”. “Basterebbe – scrive Militaru – togliere semplicemente gli occhiali della malizia per vedere i piccoli ma decisivi passi compiuti in campo ecumenico nel lungo cammino verso l’unità piena tanto desiderata e professata dal Vaticano II: un’unità non giuridica, bensì conciliare, liturgica; un’unità nella diversità”. Ha speranze per il futuro anche mons. Nikolaos Foskolos, presidente della Conferenza episcopale della Grecia, paese in cui “la Chiesa cattolica è una piccola minoranza e deve misurarsi con una maggioranza ortodossa”. Se a livello istituzionale, però, il dialogo “risente di qualche difficoltà”, la speranza della Chiesa greca è riposta nella base. “Esiste – dice mons. Foskolos – un ecumenismo di base alimentato da incontri, reciproca stima e conoscenza. Ed é l’ecumenismo in cui tutti speriamo”. A raccontare invece l’esperienza della Chiesa ungherese, impossibilitata a partecipare ai lavori iniziali del Concilio, è mons. Veres András, vescovo ausiliare di Eger. “Non so – dice – se è già arrivato o meno il tempo per proclamare un nuovo Concilio, ma penso che abbiamo bisogno almeno di un sinodo che si occupi dei problemi della Chiesa in Europa”.