” “”Dialogo con il mondo, con la cultura laica e persino con le espressioni culturali dei non credenti”: un tema di grande attualità che, secondo il filosofo Gaspare Mura, compare nei documenti conciliari intrecciandosi con quello, di recente richiamato dal nuovo arcivescovo di Milano, card. Dionigi Tettamanzi, “della necessità di una rinnovata formazione del laicato, del ruolo dei laici nella Chiesa e del rapporto tra la fede e la storia”. E’ “una fede adulta” quella richiesta dal magistero conciliare, osserva Mura in un’ampia riflessione che apparirà sul Sir di domani con un’intervista con la teologa Cettina Militello, alla vigilia del quarantesimo anniversario dell’apertura del Concilio (11 ottobre 1962); una fede capace “di confrontarsi con la storia affinché essa divenga terreno fertile per l’annuncio della Parola di salvezza”. Un dialogo “non ristretto al solo ambito interecclesiale – avverte -, perché la fede deve potersi confrontare con tutti gli uomini e tutte le culture, persino con le espressioni più manifeste della non credenza” sapendo “ascoltare la storia, comprenderla nei suoi successi e fallimenti”, sapendo vedere “quanto Dio stesso opera … anche al di fuori della Chiesa”. “Il desiderio di stabilire un dialogo ispirato dal solo amore della verità… non esclude nessuno”, affermava, infatti, la Gaudium et Spes. Due, le indispensabili premesse evidenziate dallo studioso: “la necessità di una formazione dei laici che faccia maturare in essi la coscienza di ciò che significa veramente essere ‘laici’ nella Chiesa”, al cui riguardo Mura propone come modello la spiritualità del neocanonizzato Josemaria Escrivà; oltre a ciò, “il rapporto che un laicato adulto deve stabilire con la cultura del proprio tempo”. Attraverso la cultura avviene infatti “l’incontro tra la fede e la storia, la fede può incarnarsi nella storia non per distruggerla ma per vivificarla, e questo compito è demandato principalmente ai laici”. Ma un efficace dialogo con la cultura, precisa Mura, ha le sue radici nella “coscienza di non possedere, in quanto cristiani, la verità in senso totale, e per questo abbiamo bisogno di ogni verità che provenga dalla ricerca dell’uomo” poiché “la verità della fede è data anche dal saper leggere i semi del vero presenti nella storia”. ” “” ”