” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – Le prospettive internazionali, in particolare a proposito della crisi irachena, restano assai incerte, ma hanno avuto come prima conseguenza sul piano della politica interna quella di accelerare il processo di chiarimento nell’area dell’opposizione, investendo in particolare i Democratici di Sinistra. Si tratta della sola area politica che non ha in questi dieci anni fatto i conti fino in fondo con il processo di rottura del vecchio assetto politico e si troverà probabilmente a doverlo fare in tempi accelerati dei prossimi mesi, con conseguenze imprevedibili.Ma dietro l’attualità fibrillante della politica interna (c’è alle viste anche la necessità di completare la compagine di governo dopo le diverse defezioni degli scori mesi), alle prese con la finanziaria, ci sono alcuni processi strutturali che merita segnalare. Si sta facendo in questi giorni un primo bilancio dell’applicazione della norma sul cosiddetto “spoils-system”: in sintesi il governo subentrante può cambiare i vertici amministrativi, nel quadro di una norma più generale sulla nomina dei dirigenti tesa a renderli solidali all’attuazione degli obiettivi programmatici del governo stesso. L’applicazione di questa norma ha comportato rilevanti cambiamenti, non senza polemiche e preoccupazioni. Questa innovazione è un po’ il paradigma dell’ultimo decennio: si sono fatte delle riforme (per iniziativa di entrambi gli attuali schieramenti politici, alternatisi al governo), introducendo pezzi di nuovo in un corpo di per sé già in crisi. Questo produce innovazione virtuosa oppure blocco? La risposta non è ancora possibile, ma la domanda si applica ad un altro nodo strategico, il rapporto centro-periferia. Già la riforma del titolo V della Costituzione, per non parlare della cosiddetta “devoluzione”, è destinata a produrre una vera e propria rivoluzione nell’assetto amministrativo ed istituzionale: deve perciò essere accompagnata e sviluppata con competenza, rigore e coerenza. Si potrebbe proseguire a proposito di un altro pezzo delicatissimo del nostro sistema, le università, per finire al convitato di pietra di ogni ragionamento sullo sviluppo delle istituzioni, cioè la riforma dello stato sociale, a partire dal nodo delle pensioni. Su tutti questi temi (e l’elenco è soltanto sommario ed evocativo) si può certo fare polemica politica o propaganda. Ma ben sappiamo che tutto questo non produce altro che logoramento tanto per il governo che per l’opposizione, e nel paese malessere e sconcerto. Eppure proprio questo momento di incertezza e di crisi economica, che investe tutta l’Europa, potrebbe essere l’occasione per lanciare progetti strutturali di investimento, credibili e perciò condivisi. ” “