INFANZIA: FAMIGLIA OGGI, “TROPPO TEMPO LIBERO ORGANIZZATO, PIÙ SPAZI DI LIBERTÀ PER I BAMBINI”

” “”Tema: il mio tempo libero. Il mio tempo libero io lo trascorro in macchina mentre vado dalla lezione di danza a quella di violino…”. E’ solo una vignetta, ma riassume il senso di un articolo pubblicato sull’ultimo numero del mensile dei paolini “Famiglia oggi” su come è cambiata la vita dei bambini occidentali, soprattutto durante il tempo libero, negli ultimi 50 anni. “Nulla da eccepire sul fatto che frequentino le palestre, coltivino la musica e imparino le lingue – scrive Anna Oliviero Ferraris, docente di psicologia dello sviluppo a “La Sapienza” di Roma -; devono però poter fare anche altri tipi di esperienze e non programmate nei dettagli dagli adulti”. I bambini, a suo avviso, hanno “anche bisogno di spazi di libertà in cui poter fare dei giochi e delle attività spontanee, pensate e organizzate da loro”, ossia degli “spazi fisici e mentali da gestire in proprio, dove possano muoversi seguendo i propri tempi, ritmi e inclinazioni, e incontrarsi con bambini di diversa età”: “Riempire tutti gli spazi con delle attività strutturate – afferma – non è né necessario né saggio, ma lo è ancor meno riempire il tempo libero dei bambini con interminabili sedute quotidiane, dentro casa, davanti allo schermo televisivo”.Da qui l’invito a far vivere al bambino “la socialità in prima persona”, per imparare dal confronto con i coetanei a superare le paure ed evitare l’isolamento. Un problema, quest’ultimo, sentito anche dai bambini immigrati, perché il loro tempo libero è spesso “condizionato dagli obblighi di lavoro dei genitori e trascorso ‘in silenzio e senza dare fastidio’ nelle case dei datori di lavoro e degli anziani assistiti”, spiega la pedagogista Graziella Favaro. Molti bambini immigrati lamentano la scarsità di contatti con i coetanei italiani, un po’ perché i genitori frequentano “luoghi etnici” per trasmettere loro la lingua e la cultura d’origine (vissuto dai bambini più come un “dovere”), un po’ perché a volte sperimentano “l’esclusione e il rifiuto”. Ecco allora l’importanza di luoghi di incontro interculturali, come possono essere l’oratorio, il centro giochi, il campo sportivo, la biblioteca.