ESPULSIONI DALLA RUSSIA: MONS. PIKUS (VARSAVIA), “SERVE IL DIALOGO ECUMENICO PER SCONFIGGERE ANNI DI AVVERSIONE” (SIREUROPA)

” “Per sconfiggere “l’avversione” che la Chiesa ortodossa russa prova nei confronti della Chiesa cattolica presente su quel territorio occorre intensificare “il dialogo ecumenico”. E’ il parere di mons. Taddeo Pikus, vescovo ausiliare di Varsavia e presidente della Commissione bilaterale cattolico-ortodosso in Polonia, a commento delle 4 espulsioni di cui sono stati vittime nel giro di cinque mesi 4 sacerdoti di origine straniera, in servizio in Russia. “Il problema – dice mons. Pikus in un’intervista che sarà pubblicata sul prossimo numero di SirEuropa – non riguarda direttamente i singoli sacerdoti bensì come gli ortodossi percepiscono il modo di esistere della Chiesa cattolica sui territori della Federazione”. Si tratta – spiega mons. Pikus – di un’avversione “coltivata lungo quasi 1000 anni”. “La storia – aggiunge il vescovo – in parte aiuta a comprendere queste fobie. Bisogna ricordare infatti che tantissimi cattolici si sono trovati sui territori di Russia come espulsi, condannati ed immigrati. Erano polacchi, lituani, tedeschi e spesso nemici giurati, o comunque malevoli, verso gli Zar e lo Stato russo. Le autorità guardavano quindi i cattolici con sospetto e come dei possibili nemici”. “Queste dissonanze storiche – osserva mons. Pikus – creano ancora oggi delle difficoltà, solo apparentemente superate. Per questo, c’è bisogno di un concreto dialogo ecumenico, perché si tratta, in effetti, di una questione interna all’unica Chiesa. Direi quasi che siamo di fronte ad una sorta di lite in famiglia. Anche se oggi, l’intensificazione della crisi pare essere enorme, questi due grandi polmoni della cristianità hanno alle spalle una storia caratterizzata anche da tanti successi ecumenici. Credo e spero davvero che questo processo unitario sia irreversibile, anche perché è la preghiera di Gesù al Padre che ci spinge all’unità di tutti i cristiani”. Quale sarà l’epilogo di questa situazione? “E’ difficile da prevedere – risponde mons. Pikus -. Di sicuro c’è bisogno del dialogo”. A partire da una attento ascolto reciproco perché “anche se si può discutere e non essere d’accordo su certi fatti legati al funzionamento della Chiesa cattolica in Russia, bisogna ascoltare cosa ha da dire l’altra parte sull’idea della Chiesa, percepita ancora oggi in maniera diversa”.