GIOVANNI PAOLO II: IL CARD. VAN THUAN, UN TESTIMONE DI “SPERANZA” COERENTE “FINO AL MARTIRIO”

“Un esempio luminoso di coerenza e cristiana sino al martirio”, un testimone di “speranza” che ha dimostrato che “solo con il sacrificio di se stesso, il cristiano contribuisce alla salvezza del mondo”. Così il Papa ha definito il card. Francois-Xavier Nguyen Van Thuan, il cardinale vietnamita scomparso nei giorni scorsi, a 74 anni, dopo una lunga malattia. “Ha posto l’intera sua vita sotto il segno della speranza”, ha detto oggi Giovanni Paolo II, presiedendo il rito delle esequie nella Basilica Vaticana. E proprio con l’invito alla speranza, ha ricordato il Pontefice, van Thuan “aveva iniziato le meditazioni degli esercizi spirituali” alla Curia Romana, nell’anno del Giubileo. “Proprio in prigione – ha sottolineato il Santo Padre citando i tredici anni di prigionia del primo cardinale vietnamita della storia – aveva compreso che il fondamento della vita cristiana è ‘scegliere Dio solo'”, come avevano fatto anche i martiri del Vietnam nel secolo scorso. “I martiri – ricordava, infatti, van Thuan – ci hanno insegnato a dire sì: un sì senza condizioni e limiti all’amore del Signore; ma anche un no alle lusinghe, ai compromessi, all’ingiustizia, magari con lo scopo di salvare la propria vita”. “Non si trattava di egoismo – ha precisato il Papa sintetizzando la lezione del cardinale scomparso – ma di fedeltà”, evidente in quello che è stato “un esempio luminoso di coerenza cristiana sino al martirio”. “Il suo segreto”, per il Santo Padre, “era una indomita fiducia in Dio, alimentata dalla preghiera e dalla sofferenza accettata con amore. In carcere celebrava ogni giorno l’Eucaristia con tre gocce di vino e una goccia d’acqua nel palmo della mano. Era questo il suo altare, la sua cattedrale. Il corpo di Cristo era la sua ‘medicina’. Fedele fino alla morte – ha concluso il Papa – il card. van Thuan ha conservato la serenità e persino la gioia anche durante la lunga e sofferta degenza ospedaliera. Negli ultimi giorni, quando ormai era incapace di parlare, rimaneva con lo sguardo fisso al Crocifisso che gli stava di fronte. Pregava in silenzio, mentre consumava il suo estremo sacrificio a coronamento di un’esistenza segnata dall’eroica configurazione a Cristo sulla Croce”; mostrando, così, che solo con il sacrificio di se stesso, il cristiano contribuisce alla salvezza del mondo”.