” “In Europa e negli Stati Uniti, il buddismo fa presa perché “appare più come un modo di vita che non come una religione con un sistema costituito di verità ed una istituzione gerarchica”. Fa presa quindi soprattutto in una “società individualistica come quella europea”. Ma ciò non toglie il fatto che la Chiesa “deve prendere sul serio l’attrazione che il buddismo suscita nelle persone” perché “per molti europei si situa ad un livello profondo ed esistenziale”. A rivolgersi così ai 30 delegati delle Chiese europee è stata suor Katrin Amell, religiosa svedese domenicana, grande conoscitrice della meditazione Zen e responsabile nel suo Paese del dialogo con i buddisti. La religiosa è intervenuta questa mattina alla Consultazione sul buddismo in Europa promossa a Strasburgo dal Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee e dal Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso. “La possibilità di credere nella visione di vita proposta dai buddisti – ha detto suor Amell – senza necessariamente appartenere alla istituzione religiosa buddista ha una presa molto forte in una società individualistica come quella europea”. Per suor Amell “la Chiesa deve prendere sul serio l’attrazione del buddismo e considerarlo non come un movimento alla moda né come una minaccia per il cristianesimo, ma come una via spirituale, seguita da 2500 anni con cui entrare in dialogo”. La religiosa domenicana ha suggerito alcune vie di dialogo: la promozione di “azioni sociali comuni, come quelle per la pace e la giustizia sociale”; l’impegno “a diffondere la cultura della semplicità e dell’umiltà” a fronte di “una sete di consumismo sempre più radicata nelle società europea”; la “condivisione delle vita contemplativa” e lo scambio di esperienze religiose tra monaci e religiosi; la continuazione di quel “dialogo della vita tra buddisti e cristiani” che pur in “forme umili e sconosciute”, riesce a raggiungere le persone “creando un’atmosfera favorevole, aperta al dialogo e alla cooperazione”.