LA SANTA SEDE DENUNCIA I RISCHI DELLA GLOBALIZZAZIONE PER I LAVORATORI DEL MARE

” “”La globalizzazione ha creato un ambiente di crescente competizione nell’industria marittima, i cui profitti devono essere ottimizzati ad ogni costo e ciò avviene, sempre più spesso, a scapito della dignità di quanti vi lavorano”: la denuncia viene dal Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti che ha organizzato dal 29 settembre al 5 ottobre a Rio de Janeiro il 31° congresso dell’apostolato del mare. Vi parteciperanno 250 delegati, tra vescovi, sacerdoti, religiosi ed esperti provenienti da 60 Paesi per discutere de “l’apostolato del mare nell’era della globalizzazione”. La crescente competizione dell’industria del mare, spiega il Pontificio Consiglio, costringe “i marittimi ad orari di lavoro estenuanti, con salari molto bassi, pochissimo tempo libero e insicurezza di impiego stabile”. Inoltre “gli equipaggi sono ridotti al minimo, spesso sono multiculturali e con lingue diverse”. Non bisogna poi dimenticare che “i tempi in porto, ridottissimi, e i turni di lavoro, più lunghi e gravosi, fanno sì che aumentino fatica e incidenti”. In particolare, nota il Pontificio Consiglio “la pesca ha il non invidiabile primato di essere il settore, nel mondo, con il maggior tasso di mortalità tra i suoi addetti. Un esperto dell’industria della pesca, che interverrà a Rio, descrive così il lato oscuro di questa industria: ‘Ogni anno ci sono ammutinamenti, che di solito terminano con uccisioni … alcune navi da pesca sono usate come galee'”. Il Pontificio Consiglio si augura che tale congresso possa servire a richiamare l’attenzione su “questo ‘cantiere’ missionario particolare” che è il mondo del mare.