IMMIGRATI: CONVEGNO IST.REZZARA SULLA CRIMINALITÀ, “È DOVUTA A POLITICHE INADEGUATE”

” “”Sarebbe oltremodo superficiale stabilire un rapporto diretto tra presenza di stranieri e criminalità. Se nei clandestini si possono creare sacche di disagio sociale e di delinquenza, questo va attribuito più alle politiche inadeguate che alle persone interessate”. Lo ha ribadito mons. Giuseppe Dal Ferro, a conclusione del 35° convegno sui problemi internazionali promosso dall’Istituto Rezzara di Vicenza, in collaborazione con la Regione Veneto, che si è svolto fino al 15 settembre a Recoaro Terme. Il tema di quest’anno era “La globalizzazione della criminalità: quali difese?” “E’ naturale che malintenzionati possano servirsi dell’attuale mobilità sociale per attuare i loro progetti criminosi” ha affermato Dal Ferro nel suo intervento conclusivo (un servizio sarà pubblicato sul prossimo Sir bisettimanale). Dal Ferro auspica per l’Italia “una legislazione con una progettualità a lungo termine, raccordata con gli altri Paesi dell’Unione europea e del mondo, e il superamento dei pregiudizi di una informazione tendenziosa e parziale”. A proposito della “difesa” dalla criminalità, si ricorda che la domanda di legalità e il bisogno di sicurezza “devono diventare compiti prioritari dello Stato e degli organismi internazionali”, a partire dalla dimensione territoriale, essendo in grado, allo stesso tempo, “di agire a livello transnazionale con la piena collaborazione dei vari Stati”. Essa richiede “interventi capaci di bloccare sul nascere l’azione criminosa” per evitare “lo stravolgimento delle regole dell’economia concorrenziale e l’inquinamento dei circuiti finanziari creditizi”. Sul territorio potrebbe essere efficace “il poliziotto di prossimità, capace di coniugare tecniche specifiche di difesa con conoscenza diretta della città e rispetto dei diritti umani”. Altra linea d’azione è “lo sviluppo dello spionaggio”. Efficaci sono anche gli strumenti dell’Eurojust (organismo di cooperazione europea nato da poco) e legislazioni come quella italiana dell’antimafia. Anche gli Enti locali “hanno il compito di garantire la vivibilità e la pacifica convivenza con strumenti utili per svolgere una funzione di prevenzione” attraverso “politiche sociali, educative e formative”. Riguardo all’amministrazione della giustizia, mons. Dal Ferro suggerisce di “trovare larghe intese internazionali” e di risolvere il problema delle carceri affollate “che diseducano i detenuti, fanno morire in loro la speranza del vivere e sono controproducenti per una successiva azione di reinserimento sociale”.