SABRA-CHATILA: A 20 ANNI DALLA STRAGE, NOTA R.CANTINI (STORICO)

Pubblichiamo una nota per il Sir dello storico Romanello Cantini ad un anno dalla strage nei campi profughi di Sabra e Chatila. Settembre è un mese che non porta bene al movimento palestinese. Nel settembre di trentadue anni fa re Hussein di Giordania fa bombardare e, poi, assalire dalle sue truppe beduine i campi profughi palestinesi intorno ad Amman e soprattutto sulla collina tristemente famosa di Tell All Zatar. Le vittime saranno migliaia. Qualcuno dice addirittura ventimila. Da quella tragedia prenderà nome una delle più temibili organizzazioni terroristiche palestinesi degli anni settanta: “Settembre nero”. Dodici anni dopo, il 18 settembre, un massacro simile si ripete in Libano. Da due mesi le truppe israeliane hanno invaso il Paese dei cedri e ora assediano Beirut Ovest dove sono asserragliati i palestinesi. Quattro giorni prima è stato assassinato Bechir Gemayel, il figlio del fondatore della falange maronita Pierre Gemayel e che è rimasto presidente della repubblica per appena tre settimane. È prevedibile in questo clima la sete di vendetta delle truppe falangiste. Pochi giorni prima i guerriglieri palestinesi hanno abbandonato Beirut con la promessa delle impunità e con l’onore delle armi, secondo un accordo raggiunto dal mediatore statunitense Philip Habib. Ora nei campi profughi sono rimasti solo donne, vecchi e bambini. Tuttavia i miliziani falangisti ottengono da Ariel Sharon, allora ministro della difesa e capo delle forze di occupazione israeliane, di entrare nei campi profughi di Sabra e Chatila per scovare eventuali terroristi. Nella notte fra il 17 e il 18 settembre, mentre i riflettori dell’esercito israeliano illuminano la zona, i falangisti compiono una strage tremenda e senza pietà. Il bilancio delle vittime non sarà mai fatto definitivamente. Si calcola una cifra fra i seicento e i duemila morti. L’impressione nel mondo è enorme. Perfino a Tel Aviv 300000 israeliani manifestano con il governo Begin. Una commissione di inchiesta israeliana concluderà quattro mesi dopo che “il ministro della difesa porta una responsabilità personale” della tragedia. Sharon si dimette da ministro della difesa, ma rimane nel governo come ministro senza portafoglio. Diventerà ancora ministro della industria, ministro delle infrastrutture, ministro degli esteri, per arrivare infine ad essere capo del governo in carica da più di un anno.