PROLUSIONE CARD. CAMILLO RUINI: NOTA SETTIMANALE

” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana dedicata alla prolusione del card. Camillo Ruini al Consiglio episcopale permanente apertosi oggi a Roma – E’ pacata e penetrante, l’analisi del presidente della Cei di fronte ad un’agenda politica e sociale disordinata, irta di tensioni, tanto sul piano internazionale che su quello interno.” “Merita leggerla con attenzione, non solo in relazione alla prima parte della prolusione, che richiama le ragioni della fede come chiave di approccio alla realtà storica. Ma anche perché suggerisce un tono di cui oggi, prigionieri come sembriamo del cozzo di propagande sempre più assordanti e vuote, tutti abbiamo tanto bisogno. Il tono di chi parla con chiarezza dei principi e nello stesso tempo cerca “in termini realistici e costruttivi”, il confronto con tutti.” “Questa peraltro è la caratteristica della Chiesa in Italia: una chiesa di popolo, che interpreta i “desideri diffusi tra la popolazione”. Questo in buona sostanza significa affermare “il primato della persona”. Allora il cardinale parla di sanità e di scuola, di infrastrutture e di comunicazione, di riforma dello stato sociale e di disoccupazione, di giustizia e, con particolare insistenza, di famiglia. Parla anche della guerra, una situazione internazionale i cui sviluppi “non riducono, ma purtroppo aggravano le nostre preoccupazioni”.” “Se mai ce ne fosse stato bisogno l’analisi a tutto campo del presidente della CEI conferma come da parte dell’episcopato continui la proposta di valori definiti con concreto della scena pubblica. Lo aveva rilevato saggiamente, nei giorni scorsi, anche Barbiellini sul “Corriere”. E’ uno stile di interlocuzione che non si lascia strumentalizzare. Forse perché, in questa aggrovigliata matassa della “transizione”, la Chiesa, già con il convengo di Palermo e la sua preparazione, era stata tra i primi soggetti a posizionarsi”, come dicono i sociologi, ed è rimasta coerente con quelle scelte. Si tratta di dire le cose senza farsi arruolare in un bipolarismo debole e contraddittorio e che comunque dovrebbe – laicamente – riguardare la politica e la sua ottimale gestione e non assurgere a criterio ordinatore. Sennò si tramuta in caricatura, furbizia o propaganda.” “Il punto semmai è come sviluppare questo registro di “interlocuzione diretta” della gerarchia, che da sola evidentemente non può bastare, con l’intervento delle tante voci e dei tanti soggetti che fanno ricco il mondo cattolico. Dall’Azione Cattolica per esempio stanno venendo segnali molti interessanti Non è facile, anche perché si tratta di innovare. Guardando avanti, e non indietro, per rimpiangere o deprecare. Per questo si è detto è tempo di investimento, di progetto culturale, che sta dando frutti di comunione e di innovazione: non c’è un tempo per progettare che sia separato dall’agire.” “