CRISI USA-IRAQ: I MISSIONARI ITALIANI, “LA GUERRA È UN PERCORSO SENZA RITORNO”

” “La guerra è “una logica immorale ed inefficace a spirale esponenziale, un percorso senza ritorno”: a rivolgere un appello a politici e governanti “sull’urgenza della convivenza pacifica” soprattutto in merito “all’acuirsi della tensione tra Stati Uniti ed Iraq” sono i missionari e missionarie del Suam, il Segretariato unitario di animazione missionaria, che riunisce i rappresentanti di tutti gli istituti, associazioni ed enti femminili e maschili, religiosi e laicali. A conclusione dell’assemblea che si è svolta il 13 e 14 settembre a San Pietro in Vincoli (Ravenna), i missionari italiani si dicono “estremamente preoccupati per tutti i conflitti e le guerre ancora oggi in atto nel mondo ed in particolare per l’attuale crescente crisi internazionale” e riaffermano con convinzione “il principio umano della solidarietà globale ed individuale” e la “necessità di fermare e sanare ogni forma di violenza e di terrorismo, da qualunque parte queste provengano”. “Come cittadini e missionari – scrivono -, ci rivolgiamo in modo particolare a voi, politici e governanti del nostro Paese, affinché non vi lasciate travolgere dalla logica – che sembra affermarsi sempre più oggi nel mondo – secondo cui le scorciatoie della forza, delle armi e della guerra debbano essere i percorsi più celeri ed efficaci per regolare i rapporti conflittuali tra i popoli o per debellare violenze e terrorismi. E’ una logica immorale ed inefficace a spirale esponenziale, un percorso senza ritorno”. I missionari fanno notare che “i recenti e sempre più facili conflitti armati non solo sono stati incapaci di fermare il terrorismo internazionale, ma hanno semmai aggravato le situazioni di violenza provocando morte, distruzione ed immane sofferenza per milioni di persone e famiglie innocenti; hanno acuito il risentimento tra i popoli e le culture”. Si uniscono quindi all’appello del Papa e a quello dei vescovi del Burundi rivolto ai governanti e belligeranti del loro Paese ricordando che “il dialogo è l’unica soluzione ragionevole non solo per risolvere i rapporti conflittuali che hanno radici remote ma anche per ‘prevenire’ il sorgere di nuove conflittualità e per vivere e governare nella pacifica convivenza”.