Un’Europa pluralista, pronta ad aprirsi all’ascolto dei paesi piccoli e delle minoranze, capace di configurarsi come “casa comune” per popoli di culture, etnie e religioni diverse. E’ sulla sfida della convivenza e della pace che l’Europa si gioca il suo futuro. A ribadirlo sono stati oggi i rappresentanti europei delle chiese cristiane (cattolici, ortodossi romeni e russi, luterani e anglicani) in una tavola rotonda che sul tema “Un’anima per l’Europa: cristiani a confronto”, si è svolta questa mattina a Palermo nell’ambito dell’incontro internazionale per la pace organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio. Nel suo intervento, mons. Aldo Giordano, segretario generale del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee), ha ricordato fino a che punto può arrivare l’incapacità dei popoli a convivere. Incapacità che nel secolo passato ha generato le tragedie di Dachau e Auschwitz e l’orrore dei gulag e dei lager. Per le Chiese cristiane – ha detto mons. Giordano – dare un’anima all’Europa significa anche lavorare per “costruire una casa europea capace di ospitare popoli diversi, senza, da un lato, annientare le singole identità con sistemi totalizzanti e senza, dall’altra, cadere nel conflitto distruttivo tra le differenze”. Le Chiese indicano la via del Vangelo, dell’amore – dice Giordano – “portato da Cristo sulla terra” dove il “vivere coincide con il dono totale di sé all’altro. Quando le nostre identità, le nostre diversità ed i nostri talenti diventano dono e questo è vissuto reciprocamente si aprono sentieri di riconciliazione in ogni ambito: da quello ecumenico a quello politico”. La questione di un’Europa multi-polare e multi-sistemica è stata sollevata soprattutto da Vsevolod Chaplin, vice-presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca. “Al alcune persone, me compreso – ha detto – sembra che dietro lo slogan del pluralismo, si nascondano i tratti di nuovi pericoli quali l’uniformità forzata, l’alienazione e le divisioni”. (segue)