"L’arte del cinema riprende ed amplifica la straordinaria potenza narrativa dei mosaici marciani. Anch’essa infatti racconta, attraverso l’immagine, l’umana avventura. Anzi, grazie alle risorse strabilianti dell’era digitale, il cinema può condurre lo spettatore ad un’inedita immedesimazione con l’antico eppure sempre nuovo dramma dell’uomo. Il cinema, quando è autentica forma d’arte, ci aiuta a capirci". Lo ha detto ieri mattina, il Patriarca di Venezia mons. Angelo Scola, celebrando nella basilica di S. Marco la S. Messa per gli operatori della 59ª Mostra del Cinema in corso al Lido. Soffermandosi sui mosaici che impreziosiscono le navate e le volte della basilica, raffiguranti "la vicenda storica di Gesù Cristo e dei suoi amici, da Adamo fino a San Marco", mons. Scola ne ha rilevato il susseguirsi di "numerosi attori, protagonisti di primo piano o semplici comparse" che "hanno vissuto la legge del ‘perdersi per ritrovarsi’", "strada maestra" verso la "soddisfazione del desiderio di felicità" che "abita il nostro cuore". Una "strana e positiva forma di rinuncia" ben nota, tuttavia, "a chi ama". "Anche per gli uomini del cinema ha annotato il Patriarca – vale la legge del desiderio: ‘perdersi per ritrovarsi’. Per toccare le corde più profonde della libertà degli spettatori, essi devono rischiare la propria libertà con la promessa di infinito che la realtà, gli uomini e le loro vicende sempre racchiudono. Né la fuga nel puro virtuale, né il fermarsi all’ingombrante apparenza, infatti, sanno commuovere. E alla fine decretano anche l’insuccesso di un film. Il segno distintivo dei grandi dello spettacolo ha concluso mons. Scola – sta invece" nella capacità di "non conformarsi alla mentalità di questo secolo".