” ” “Ancora una volta, di fronte ad una chiara denuncia della situazione sociale, politica e religiosa da parte della Chiesa cattolica in Slovenia, assistiamo sbigottiti allo stravolgimento dei dati di fatto che il pensiero di sinistra è capace di operare nella realtà del nostro popolo. Senza dire quali conseguenze derivino da una cultura universitaria tuttora così fortemente ideologizzata”. Con queste parole, mons. Franc Rodé, arcivescovo e metropolita di Ljubljana (Slovenia) ha stigmatizzato il 25 agosto l’intervento di Sreèko Drago, docente di sociologia della religione nella facoltà di Scienze Sociali della stessa città che in un intervista alla rete televisiva Pop Tv del 22 agosto, aveva dichiarato di “non avere affatto l’impressione che la soglia dell’intolleranza religiosa in Slovenia stia avanzando e di non ricordare alcun dato, fornito negli ultimi anni dai sondaggi d’opinione, che dimostri con evidenza l’intolleranza verso i cittadini cattolici, cioè verso la maggioranza della popolazione”. Affermazioni in contrasto con la denuncia precedente di mons. Anton Stres, vescovo ausiliare di Maribor, presidente della Commissione “Giustizia e pace” della Conferenza episcopale slovena, che aveva invece espresso preoccupazione per la crescente intolleranza verso la Chiesa cattolica nel Paese. In particolare mons. Stres aveva denunciato diverse profanazioni a danni di statue mariane e crocifissi, atti di vandalismo contro le chiese ed edifici sacri e il fatto che a Koper, un consigliere comunale aveva impedito, di forza, che venissero suonate le campane della cattedrale nella solennità dell’Assunzione di Maria. Atti di intolleranza iniziati con la profanazione del quadro della Madonna di Brezje, sacra per i cattolici sloveni, rappresentata con un topo tra le braccia, al posto di Gesù, sulla copertina di un CD di un gruppo musicale. Da notare come, secondo la Chiesa slovena, “nessuno dei rappresentanti del potere ha condannato esplicitamente queste azioni, né se ne è distanziato”.