CIVILTÀ CATTOLICA: NO AL DIVORZIO “VELOCE”, LA PROPOSTA DI LEGGE VA “RESPINTA”

” “La proposta di legge sul divorzio “veloce” va “respinta”, perché invece di “promuovere la famiglia” favorisce il matrimonio “usa e getta” e “rompe il necessario equilibrio tra responsabilità sociale e scelta individuale”. E’ quanto scrive padre Michele Simone, vicedirettore di “Civiltà cattolica”, sull’ultimo numero della rivista, di cui oggi sono state anticipate le bozze. L’auspicio dei gesuiti è quello che venga respinta la proposta Montecchi, che mira a ridurre da tre a un anno il periodo di separazione di coniugi in vista dello scioglimento del matrimonio. Padre Simone parte dai dati concreti disponibili in Italia: “Nel 2000, l’86% delle separazioni è avvenuta con il procedimento consensuale”, che “dura in media quattro mesi e mezzo”; solo il restante 13,6% delle separazioni è stato di tipo giudiziale, che comporta “tempi più lunghi”. La proposta di legge in questione – ammoniscono i gesuiti – “mette da parte la responsabilità sociale per sanzionare semplicemente le scelte di tipo individualistico, anzi per favorire il coniuge che vuole separarsi contro quello che subisce tale decisione, come avviene nel caso delle separazioni giudiziali”. Se, quindi, “l’interesse del legislatore è promuovere la famiglia, che da sempre costituisce il fondamento della società e della coesione sociale” – argomenta padre Simone – la proposta di legge sul divorzio “veloce” si muove “in senso contrario al bene del Paese, perché tre anni appaiono a un legislatore non ideologizzato un tempo opportuno per favorire un eventuale ripensamento e non provocare traumi nei figli minorenni, come sottolineano molti pedagogisti”. Anche il card. Ruini, ricordano i gesuiti, nel corso dell’ultimo Consiglio permanente della Cei ha definito in termini analoghi il citato testo legislativo, che rende “ancora più fragile la tutela giuridica del matrimonio”. Non sono, queste, le solite rivendicazioni “cattoliche”, puntualizza padre Simone, bensì il rifiuto della logica del matrimonio “usa e getta” che favorisce “passivamente qualsiasi decisione del singolo soggetto, anche se si pone in aperto contrasto con le esigenze di coesione della società”.