SARS: COZZOLI (TEOLOGO),UN VIRUS CHE “AZZERA” LE SICUREZZE, SÌ ALLA “SOBRIETÀ” E ALLA “PROFILASSI DELLE COSCIENZE” (2)

 Il fenomeno “inedito” della Sars, prosegue Cozzoli, “non suscita soltanto reazioni psicologiche, ma anche pensieri di carattere etico e spirituale”, e soprattutto dimostra che il problema della “qualità della vita” è affrontato oggi in termini di “vita della qualità”, dove “le esigenze del business, dell’efficienza e della godibilità sopravanzano quelle del rispetto della vita, della profilassi della salute e della tutela dell’ambiente”. “I paesi-focolaio e da cui si propaga la Sars – osserva, infatti, il teologo, viaggiano su tassi di sviluppo senza uguali, del 7% annuo”, e in essi “non c’è stata una pronta, leale e adeguata attenzione all’insorgere e al primo diffondersi della malattia, così da debellarla a monte”. Emerge, così, la questione del “bene comune”, che per Cozzoli “non può rispondere a parametri meramente economici ma integralmente umani”, in grado di mettere “al primo posto delle premure politiche la vita umana da tutelare e promuovere”: tutto ciò, “su base transanzionale e internazionale, perché la Sars sta a dirci che le sfide della globalizzazione alla politica vengono anche e rilevantemente dal versante della sanità”. Per quanto riguarda gli “stili di vita”, la Sars – sostiene il teologo – è “un appello alla sobrietà”, visto che “le condotte umane sono decisive per la prevenzione e l’arresto del contagio”. “Una socio-economia sazia, che non educa più alla virtù cardinale della temperanza – è la denuncia di Cozzoli – è un terreno di coltura di virus la cui atipicità, prima ed oltre che appello alle risorse inesplorate della medicina, è richiamo forte e ineludibile a una profilassi morale e a un’igiene spirituale delle coscienze”.