A denunciare “l’allarmante situazione” dei richiedenti asilo politico sono oggi i vescovi francesi, proprio mentre il Parlamento francese sta discutendo di un progetto di legge in materia. Già il 6 febbraio del 2002 i vescovi francesi avevano contestato “la durata eccessiva” e “l’inadeguatezza” delle procedure per la domanda di asilo, invitando a riconoscere ai richiedenti il diritto al lavoro, a migliorare i diritti sociali e l’alloggio e ad avere più attenzione alla situazione dei minori. A quindici mesi di distanza, “la situazione dei richiedenti asilo politico rimane allarmante denunciano mons.Olivier de Berranger, vescovo di Saint-Denis, mons. Jean Luc Brunin, vescovo ausiliare di Lille e mons.Lucien Daloz, arcivescovo di Besançon -: rifiutando loro il diritto al lavoro, sono costretti a vivere in estrema precarietà, inaccettabile per la dignità che è dovuta ad ogni uomo. I diritti umani fondamentali vitto, alloggio non vengono garantiti”, mentre le associazioni che si occupano dei richiedenti asilo sono ormai “sovraccariche”. “Non è normale che i poteri pubblici scarichino totalmente l’aspetto umanitario del problema ai membri delle associazioni”, osservano. I vescovi francesi criticano l’istituzione di un ufficio unico che segue le pratiche di asilo con “il rischio di rendere più difficile l’accesso alla procedura” e chiedono che vengano accelerati i tempi delle pratiche. Denunciano inoltre la “preoccupante” situazione delle “zone d’attesa”, dove si darebbe “libero corso a pratiche scandalose: violenza, soprusi, non rispetto della persona, non rispetto del diritto di asilo”. Chiedono quindi che la legge “delimiti chiaramente cosa è una zona d’attesa” e venga data alle associazioni la possibilità di accedervi perché “il rischio di scivoloni diminuisce in presenza di osservatori esterni”. L’attuale difficoltà di avere accesso all’asilo, fanno notare i tre vescovi, “obbliga i richiedenti a ricorrere alla trafila dei passatori, che sono anche trafile di sfruttamento”. Invitano perciò a risolvere la questione dei ritardi e a precisare meglio le nozioni di “paese sicuro”, “autorità di fatto” o “zona interna di sicurezza”, termini “nuovi” per il diritto francese che rischiano “una diminuzione dell’effettività della protezione”. Infine sollecitano ancora una volta l’attenzione sulla difficile situazione dei minatori e invitano le comunità cristiane a non dimenticare il “dovere dell’accoglienza di ogni uomo in difficoltà”. “Nella riforma in corso concludono il nostro Paese, che si è dimostrato preoccupato per la pace, deve cercare di onorare meglio la terza parola del suo motto: ‘fraternità”.