VITA RELIGIOSA IN EUROPA: PADRE GARGANO, “ARTI CREATIVE NEI CONVENTI, SOBRIETÀ E VOCAZIONI DI QUARANTENNI”

” “Che tipo di suore e religiosi nella nuova Europa? Che diano spazio alle arti creative all’interno dei conventi, siano capaci di valorizzare i giovani, rinuncino a qualche confort in nome dell’essenzialità, accettino “una certa quota di eccentricità”, siano aperti a valutare il nuovo fenomeno delle “vocazioni dei quarantenni” e accettino con serenità che qualche servizio finora svolto è diventato oramai inutile. Questi sono alcuni dei consigli che padre Innocenzo Gargano, monaco camaldolese, ha rivolto oggi alle 450 superiori generali – in rappresenzanza delle 620 congregazioni femminili aderenti all’Usmi (Unione superiore maggiori d’Italia) riunite da ieri a convegno a Roma (fino al 26 aprile) per la 50ª Assemblea nazionale sul tema “Quale vita religiosa nella ‘nuova’ Europa?”. “Ormai si è concluso una volta per tutte il tempo in cui potevamo pensarci unicamente all’interno della nostra piccola Italia – ha osservato padre Gargano -. Siamo cittadini europei, aperti inevitabilmente alla mondialità”. Dopo aver analizzato gli stili di vita e le tendenze che caratterizzano la post-modernità, padre Gargano ha fornito alcune “indicazioni” che “aiutino tutti a ripensarsi come ‘religiosi’ nella nuova Europa”. Seguire, ad esempio, la strada tracciata da Madre Teresa di Calcutta mediante “una contestazione visibile della cupidigia e dell’idolatria del denaro”. Oppure mettere “radici solide in un determinato luogo, per stabilire legami e veri e duraturi con la gente condividendone gioie e dolori, fatiche e speranze”, rinunciare “all’efficienza ad oltranza” per non rispondere solo “ad esigenze tecniche” piuttosto che “ai bisogni veri delle popolazioni”. Ma soprattutto, ha suggerito padre Gargano, “dare più spazio, all’interno dei nostri rispettivi carismi, alle capacità artistiche che caratterizzano tanti nostri religiosi e suore”: “Quante depressioni e nevrosi insanabili si sarebbero potute evitare nelle nostre famiglie religiose se non fossero state negate, vilipese, ironizzate, segnate a dito come stravaganze o hobbies inutili, le capacità artistiche, molte volte notevoli, di tanti loro membri finiti nella vacuità”. (segue)