“L’Eucarestia non è evasione dalla storia, ma un’immersione più profonda nel reale, la via attraverso la quale guardare al mondo con occhi illuminati dalla fede: è una sorta di ripiegamento necessario per riprendere lo slancio, come la rincorsa del saltatore che arretra per avere più slancio per affrontare e superare l’ostacolo”. Lo storico Giorgio Campanini, in una nota che sarà pubblicata sul Sir di domani, insieme alle riflessioni di mons. Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari, e di Cristiana Dobner, carmelitana scalza, legge così il richiamo all’impegno dei cristiani per “trasformare il mondo” contenuto nell’enciclica “Ecclesia de Eucharistia”, pubblicata oggi, Giovedì Santo, da Giovanni Paolo II. Di fronte alle “due opposte tentazioni” di “trionfalismo” o “intimismo” che hanno caratterizzato da sempre “l’atteggiamento della comunità cristiana verso l’Eucarestia”, e “in una società in cui ricorrente è il rischio dell’attivismo e del pragmatismo, la memoria dell’Eucarestia afferma lo storico – rappresenta insieme un monito e un appello: un monito a non perdere mai di vista la dimensione contemplativa della vita e a coltivare quello spirito di preghiera senza il quale non si dà autentica azione del cristiano; un appello a non costruirsi attorno all’Eucarestia una comoda tenda dalla quale guardare con distacco alla storia”. Senza “l’impegno a trasformare la vita” contenuto nell’Eucarestia e richiamato dal Pontefice, conclude Campanini, “l’Eucarestia diventerebbe evasione dalla storia, pallida immagine del gesto di servizio al mondo che il Signore per primo ha compiuto e la cui memoria vivente ha voluto tramandare a quanti ancora oggi intendono continuare a rendergli testimonianza nella storia del mondo”.