IRAQ: FORUM TERZO SETTORE E ONG, PERPLESSITÀ PER GLI INTERVENTI UMANITARI SOTTO SCORTA ARMATA

” “”Crediamo urgente la progettazione di interventi che realmente raggiungano la popolazione irachena, e che non mascherino in alcun modo interessi affaristici nella spartizione delle spoglie dell’Iraq”, e se “è dovere del governo italiano – come di tutti i governi – mettere a disposizione le risorse economiche ed umane necessarie alla ricostruzione dell’Iraq per garantirne la transizione verso uno Stato di diritto libero e democratico”, ciò “non può avvenire al di fuori di un coordinamento politico ed operativo delle Nazioni Unite e delle agenzie internazionali specializzate e con il coinvolgimento delle Ong e della popolazione locale”. E’ la posizione del Forum del Terzo Settore, ribadita oggi in un comunicato congiunto dai portavoce Edoardo Patriarca e Giampiero Rasimelli, e dal presidente dell’Associazione ong italiane Sergio Marelli. In merito all’ipotesi del governo di mettere a disposizione uomini e mezzi italiani, i due organismi rimarcano che “gli aiuti umanitari sotto scorta armata ingenerano diffidenza e spesso reazioni incontrollabili tra la popolazione locale, e la copertura finanziaria di questa operazione umanitaria non può essere distolta dalle già magre risorse stanziate per la cooperazione internazionale, né essere garantita con un ulteriore sforzo dei cittadini italiani”. “La professionalità del personale da impiegare nelle missioni umanitarie – si legge ancora nella nota – non può essere ridotta alla sola esperienza tecnica, ma deve comprendere la capacità e l’esperienza di saper agire in contesti di post conflitto, difficili da un punto di vista ambientale e culturale che, nel caso dell’Iraq, assume addirittura punte di conflittualità”, criterio “da sempre utilizzato dalle Ong nella selezione dei propri volontari impiegati in tali situazioni”.
” “Ricordando, infine, che l’Iraq non è “paragonabile ad un Paese povero”, Patriarca, Rasimelli e Marelli chiedono che “si dia attuazione alla risoluzione” di recente votata all’unanimità dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite – la cosiddetta “oil for food” che da facoltà al segretario generale Kofi Annan di utilizzare per l’acquisto di generi di prima necessità le migliaia di miliardi di dollari vincolati su un conto francese costituito dal 1996 con le rimesse della vendita del petrolio dell’Iraq – “e si utilizzino quei soldi che sono del popolo iracheno”.
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