IRAQ: MONS. FISICHELLA (UNIVERSITÀ LATERANENSE), “LIBERTÀ E DEMOCRAZIA RITROVATE DA UN PAESE FANNO CRESCERE UMANITÀ”

“Le vicende che ci hanno accompagnato nelle scorse settimane sembrano conoscere la fine. La libertà e la democrazia che un Paese ritrova rimangono un fatto talmente positivo che porta a dimenticare l’ansia e la tensione vissute in precedenza, perché garantisce il vero progresso e la crescita di un popolo. E quando un popolo cresce, avanza con lui l’umanità intera”. Ha commentato così mons. Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, gli ultimi avvenimenti di Baghdad, introducendo stamani il seminario di studio “A quarant’anni dalla ‘Pacem in Terris’: i nuovi segni dei tempi”. Promosso e ospitato dalla Lateranense, con il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, la Fondazione Toniolo di Verona e la rivista “La società”, il convegno si concluderà domani 11 aprile (quarantesimo anniversario della data di pubblicazione dell’enciclica da parte di Giovanni XXIII) con un solenne atto accademico alla presenza del Segretario di Stato Vaticano, card. Angelo Sodano. L’impegno per la pace, ha sottolineato mons. Fisichella rievocando l’opera “instancabile” dei papi, da Pio XII a Giovanni Paolo II, è una costante per la Chiesa, “a differenza di quanti si fanno sostenitori di pace solamente in alcune stagioni della storia” e si inscrive nell’attenzione ai “segni dei tempi”; uno stile di “vigilanza che è un dovere per la comunità cristiana” ma che “oggi è richiesto anche al non credente, perché segna l’attenzione all’evolversi della storia, della cultura e quindi la capacità di rispondere concretamente agli interrogativi dell’umanità”. “Un annuncio di speranza che aiuta a vincere la paura del futuro” ed un “solido impianto teorico-pratico con valide prospettive etiche e culturali per la soluzione dei problemi della convivenza civile”: questo, secondo lo studioso di dottrina della Chiesa, Mario Toso, continua ad essere la “Pacem in Terris” nel contesto attuale in cui “gli Stati sono chiamati a ridefinire l’autorità da esercitare sia a livello locale, sia sul piano internazionale, raccordandosi tra loro all’interno di strutture giuridico-politiche” che debbono ispirarsi “al criterio del bene comune”.