” “”Un giorno verranno a dirci che la guerra è finita, Saddam è stato vinto, la pace potrà rinascere in Iraq. Ma noi già sappiamo che questa guerra non avrà fine. Per il semplice fatto che anche una guerra vinta non chiude il conflitto che voleva chiudere: lo riapre in forme nuove e terribili”. E’ quanto afferma Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace, alla quale aderiscono oltre 150 organizzazioni laici e religiosi ed enti locali, dichiarando l’adesione alla manifestazione nazionale per la pace che si terrà il 12 aprile a Roma e in altre città italiane. “Saremo ancora una volta a Roma spiega Lotti per chiedere alle forze politiche, al Parlamento, al Governo italiano e all’Unione europea di fare ogni sforzo perché sia l’Onu e non altri a ricostruire la pace, la legalità e il diritto internazionale: salvaguardando l’integrità territoriale dell’Iraq e assicurando che il petrolio iracheno sia utilizzato dagli iracheni”. In particolare, aggiunge Lotti, “chiediamo che l’Italia e l’Europa non sostengano in alcun modo i piani di chi intende insediare un governo coloniale in Iraq”. Intanto sono salite a due le vittime dell’attacco di oggi all’Hotel dei giornalisti “Palestine” ad opera di un carro armato angloamericano: un cameramen della Reuters, il trentacinquenne Taras Protsyuk e Josè Couso, 37 anni, cameraman spagnolo di Telecinco. Altri tre cronisti – sempre della Reuters – sono rimasti feriti e un reporter di Al Jazeera era stato ucciso poco prima. E dai circuiti dell’informazione alternativa in Internet arrivano altre testimonianze: “Il centro della città racconta un “mediattivista” di Indymedia che scrive da Baghdad (sul sito (www.unimondo.org) è completamente in mano all’esercito iracheno”, mentre “i militari americani hanno riservato un trattamento disumano ad almeno cinquanta civili disarmati, tra cui donne, vecchi e bambini e li hanno buttati dentro degli autoblindo”. Sul confine giordano, come ha denunciato anche la Caritas e conferma Unimondo, “le derrate alimentari rischiano il deterioramento perché è stato negato dagli Stati Uniti il diritto di portarle in Iraq”.