GUERRA IRAQ: NOTA SETTIMANALE, “TRADURRE IN POLITICA L’ISTANZA ETICA DELLA PACE”

” “Dopo la guerra viene la pace. Ma quale pace, un semplice armistizio all’interno di una nuova “guerra dei trent’anni”, come qualche osservatore già ha da tempo indicato, oppure “una nuova era di perdono, di amore e di pace”? Giovanni Paolo II, nuovamente, all’Angelus, ha parole di speranza e di grande apertura al futuro.
” “L’impressione infatti è che gli assetti del dopoguerra in Iraq saranno strategici per l’indirizzo di questo nuovo secolo che inevitabilmente avrà l’Asia al proprio centro. Ma non l’Asia del Pacifico, come pure si intravedeva tempo fa, guardando in particolare alle performance economiche degli anno ottanta, ma l’Asia continentale che fa corona alla Cina.
” “L’impegno per la pace, la prospettiva della pace, al di là e più in profondità delle (comunque mutevoli) relazioni geopolitiche e militari, ha per il papa due prospettive, quella del “governo mondiale”, cioè delle organizzazioni internazionali e quella delle religioni.
” “Le organizzazioni internazionali per il governo mondiale, e prima di tutto le Nazioni Unite sono per il Papa (che riecheggia un fondamentale insegnamento di Giovanni XXIII nella Pacem in Terris) sono un “traguardo di civiltà”. Hanno certo enormi difetti, una strutturale debolezza, che l’unica superpotenza ha impietosamente squadernato nel corso della crisi irachena, ma l’ONU è l’unico punto di appoggio saldo di fronte alla prospettiva di un nuovo secolo carico di incertezza.
” “Da questo punto di vista occorre, come ha detto con grande efficacia il cardinal Ruini al Quinto Forum del Progetto culturale, “passare dall’etica alla politica”, ossia tradurre in termini politicamente efficaci l’istanza etica della pace. Da questo punto di vista possono fare molto i governi europei, a partire proprio da quello italiano. In questo senso i prossimi mesi saranno decisivi.
” “Ma possono fare molto anche le religioni. Ritorna qui il ruolo del Papa e il suo magistero, prima e soprattutto dopo la caduta del muro. Giovanni Paolo II, consapevole delle prospettive di uno “scontro di civiltà”, come forma estrema di strumentalizzazione della religione nell’età della globalizzazione, ha assunto una posizione precisa. Ha ribadito il ruolo del cristianesimo alle radici dell’Occidente, e, in particolare intorno al grande appuntamento del Giubileo ha assunto una leadership storica nella direzione della pace, oltre tutti i confini, centrata sul rispetto dell’uomo e dei popoli, sulla prospettiva di una “famiglia di nazioni”. Si tratta di una leadership di servizio, rispettosa di tutti, che infatti genera consenso, ha provocato impensati consensi, sta sgretolando tante diffidenze. Diventa così una concreta prospettiva di speranza all’inizio di un “secolo difficile”.
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