” “”L’affare Parmalat ripropone tutti i maggiori quesiti relativi oggi all’etica della finanza. Occorre però sempre tenere presente che queste problematiche si affrontano su due piani: quello delle strutture e delle leggi e quello della responsabilità personale”. E’ l’opinione di Stefano Fontana, esperto di dottrina sociale della Chiesa e notista del Sir per le questioni economico-sociali, riportata oggi sul sito old.agensir.it. Secondo l’opinionista “c’è bisogno di controlli più efficaci, di adeguare i controlli alla dimensione globale in cui ormai si muove la finanza, bisogna prevedere obblighi di fornire informazioni al pubblico ed altre iniziative”. Ma c’è bisogno anche di “Business Ethics, ovvero di un’etica della finanza incarnata negli operatori stessi”. Quella stessa “doppia dimensione dell’etica della finanza” a cui, ricorda Fontana, si rifaceva Giovanni Paolo II, in un discorso alla Fondazione Centesimus annus pro Pontifice, del 1999: “un primo passo spetta agli operatori stessi, che potrebbero adoperarsi ad elaborare codici etici o di comportamento vincolanti per il settore. I responsabili della comunità internazionale sono chiamati, poi, ad adottare strumenti giuridici idonei per affrontare le situazioni cruciali”.