Nel generale “calo” delle adozioni (meno 18,8% nel 2002 rispetto al 2001), l’aumento delle adozioni nazionali (più 5,4% in un anno) è un “segnale incoraggiante”, soprattutto “in vista della chiusura degli istituti, da attuarsi in base alla nuova legge entro il 31 dicembre 2006”, anche se “va incrementata nel nostro Paese la promozione di altre forme di sostegno ai minori, come l’affido”. Commenta così al Sir Francesco Belletti, direttore del Cisf (Centro internazionale studi famiglia), gli ultimi dati del rapporto Istat, che registrano una flessione del ricorso all’adozione e confermano la tendenza complessiva a “ritardare” la maternità, con l’età media del primo figlio che dal 1980 al 2000 si è alzata di circa 4 anni (da 27,5 a 30,4). Per quanto riguarda la diminuzione delle adozioni internazionali, secondo Belletti “è dovuta in parte al blocco degli accordi bilaterali, previsti dai nuovi meccanismi della legge 149, da parte di alcuni Paesi, come la Romania, l’Ecuador o il Brasile”. Il problema, dunque, riguarda l’applicazione della legge 149, che secondo il presidente del Cisf è “nel complesso una buona legge, anche se migliorabile, perché si mette dalla parte dell’interesse superiore del bambino”, stabilendo “controlli, norme e vincoli” per evitare il ricorso ad adozione “fai da te” o a “misura di adulti”. Solo “in alcuni casi”, per Belletti, sono riconducibili a quest’ultima categoria gli episodi di bambini stranieri adottati e poi “restituiti”, che secondo un’altra ricerca ammontano all’1,7% (circa un bambino su venti). “Non bisogna stigmatizzare sostiene il presidente del Cisf ma vigilare su un fenomeno che, quando si verifica, è sempre un ‘fallimento educativo’ che provoca sofferenze e delusioni inaccettabili per i bambini”.