AVVELENAMENTO ACQUE IN BOTTIGLIA: COZZOLI (TEOLOGO), “SI TRATTA DI DEGRADO MORALE”

” “”Il problema non ha, non può avere una soluzione soltanto ‘prammatica’. Né può venire da mere operazioni di polizia o di inasprimento penale”. Commenta così mons. Mauro Cozzoli, docente di teologia morale alla Pontificia Università Lateranense, in una nota che verrà pubblicata sul Sir di domani (on line questa sera), gli episodi di avvelenamento delle acque in bottiglia, che “in questi giorni stanno turbando le coscienze degli italiani”. Secondo mons. Cozzoli, questi fatti sono “indice di un degrado della coscienza morale, certamente di carattere personale, d’individui che deliberatamente decidono e compiono azioni malavitose a danno del prossimo. E per giunta di carattere ‘gratuito’, dove il male è voluto per il male”. Ma, aggiunge il teologo, “il degrado morale ha anche un aspetto collettivo, culturale, sociale: espressione e conseguenza di una sensibilità e premura etica, oggi, per non pochi aspetti deficitaria e fuorviante. C’è una cultura dell’indifferenza al vero e al bene che non forma ma scarica le coscienze, rendendole insensibili al bene”. In merito alle precauzioni difensive, Cozzoli sottolinea che “è vero che ciascuno può seguire accurate ‘istruzioni per l’uso’ che in questi giorni si vanno distribuendo. Non si può però dimenticare che ci sono bambini, anziani, ammalati per i quali non ci sono alternative; per i quali bere una determinata acqua è un’esigenza profilattica o terapeutica”. Per questo, conclude, “occorre investire in sensibilità e formazione morale, che elevano lo standard etico. Occorre diventare soggetti convinti e attivi di bontà morale”.